Proposito di conflitti

“Irriducibile” è la qualifica con la quale gli psichiatri indicano un convincimento paranoico delirante di un soggetto, che non si riesce a rendere ragionevole su un particolare argomento, per quanto oggettivamente appaia irrazionale.
E in genere, è soltanto su quell’argomento, in specie se ammantato di un alibi di fede religiosa, che spesso una persona o un gruppo si impunta, è sordo a ogni ragione diversa che abilmente controbatte, riuscendo, anzi, a portare al proprio mulino ogni antitesi.
I fondamentalismi trovano una spiegazione scientifica nei risultati di una ricerca comparativa del cervello umano, qual è quella della Scuola statunitense di Paul Mac Lean. Questa Scuola ha riscontrato un’area cerebrale denominata dell’”eureka” (“ecco, questa è la verità!”) che, una volta attivata dà al soggetto una dogmatica certezza di un suo convincimento, che resisterà di fronte a ogni diversa evidenza, nonché tentativo di prendere in considerazione un’ ipotesi diversa.
Tra i motivi di interminabili conflitti, spesso vi sono questioni territoriali.
Per quanto alcuni sedicenti uomini di scienza tendano a ritenere, come le sartine che seguono la moda, una teoria superata, ancora è quella della Scuola di Bethesda ( Illlinois, U.S:A) che ci potrà spiegare la radice di fenomeni come questi. In effetti, la pulsione della lotta per il territorio scatena conflitti anche eccessivamente cruenti. Il territorio, oltre che quello patrio, nell’Homo sapiens,  potrà divenire quello simbolizzato nel campo di competenze di vario ordine.
In ogni caso, le sottostanti istanze (di territorio, per la supremazia e per  altri possedimenti) tendono a scatenare i conflitti più forti e duraturi.
Ma, mentre nelle altre specie, sia la lotta per il territorio sia per la leadership trovano soluzione in rituali, grazie ai quali spesso il perdente salva la pelle allontanandosi, lasciando al vincitore libero campo, la nostra storia ci rivela ulteriori complicazioni. Succede, infatti, che, una volta che si siano rotti i rapporti di buon vicinato e sia instaurato un braccio di ferro, una volta che si siano provocati danni a beni, a congiunti e ad altri appartenenti al proprio gruppo, la rabbia così accumulata alimenterà la voglia di rivalsa, sia nei piccoli conflitti paesani, che finiscono per alimentare interminabili faide, sia in grande  scatenando tremende guerre tra popoli, che il Manzoni probabilmente direbbe, invece che “uni”, diversi di lingua, di altare, di memoria di sangue di cuor.
Per quanto concerne i conflitti tra popoli appartenenti ad etnie diverse, potremmo riscontare una suggestiva coincidenza nei conflitti tra esseri di specie anche molto lontane dalla nostra, che configgono come per affermare il proprio patrimonio genetico, a spese di gruppi di un’altra specie, magari tentando la sua eliminazione.

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