Sul socialismo
(tratto da Scritti politici per la liberazione non violenta dei popoli di Lev N. Tolstoj)
Voi mi chiedete di scrivere per il vostro libro un articolo che tratti le questioni sociali ed economiche, cioè chiedete qual’è, a mio parere, la forma ottimale di una società moderna, sotto il profilo economico.
Il vostro desiderio io non lo posso esaudire, innanzitutto perché io non conosco, non posso conoscere e penso che nessuno possa conoscere, quelle leggi secondo le quali si evolve la vita economica dei popoli, e neppure quella forma ottimale di assetto economico, secondo la quale deve esser organizzata la società moderna. Queste cose credono di saperle i socialisti e i loro maestri. E in secondo luogo, perché, anche se io credessi di conoscere le leggi che regolano lo sviluppo economico dell’umanità e la forma ottimale di organizzazione economica alla quale essa deve uniformarsi, – come pensavano e pensano tutti i riformatori socialisti da Saint Simon, Fourier, Owen, fino a Marx, Engels, Bernestein e gli altri – io non mi prenderei la responsabilità di dirlo.
Non mi assumerei la responsabilità di dirlo, perché le forme economiche della vita delle società umane, che debbono venire a crearsi in futuro, secondo la mia ferma convinzione, possono esser così poco previste e definite come la situazione futura di ciascuna persona viva, presa individualmente, e perciò tutte le relative leggi inventate dagli uomini e le varie forme migliori di società, che vengono proposte dalle varie persone sulla base di queste leggi, non solo non contribuiscono al bene della gente, ma sono una delle cause principali di quella disorganizzazione delle società umane, che affligge attualmente la gente della nostra epoca.
Io penso così, perché l’uomo può trovare e stabilire attraverso osservazioni e ragionamenti le leggi del movimento dei corpi celesti, della vita delle piante e anche di quella degli animali, ma non può mai sottomettere la sua vita a quella dei suoi simili, che posseggono ragione e volontà alle leggi ricavate da osservazioni sulla vita esteriore dell’umanità, senza prendere in considerazioni quelle particolari qualità di ragione e volontà possedute soltanto dagli esseri umani.
Farlo è lo stesso che cercare e definire le leggi della vita degli animali, che hanno capacità di spostamento spontaneo, sentimenti ed istinto, sulla base di leggi estratte dall’osservazione della materia inanimata o almeno delle piante, che non hanno la capacità proprie degli animali.
È vero che l’uomo può abbassarsi e si abbassa fino al livello animale e allora soggiace alle leggi della vita animale e anche a quelle della materia inanimata, ma nelle sue manifestazioni generali l’uomo è stato sempre ed è un essere diverso da tutti gli altri esseri che appartengono al mondo animale o della materia, solo lui infatti possiede la ragione ed una volontà libera. E perciò la sua vita in ogni aspetto, sia familiare, sia sociale, sia politico, sia di relazione fra i popoli, sia economico non è fondata e non si deve in nessun caso fondare sulle leggi generali oggettive ricavate dalle osservazioni, che sono proposte dai vari teorici dell’organizzazione politica dei popoli, dai vari Marx, Engels, Bernstein ecc., ma sempre e soltanto sulla legge della vita, legge del tutto diversa, unica per tutti, che è stata proclamata fin dai tempi più remoti, dai Bramini, da Buddha, Lao-Tze, Socrate, Cristo, Marc’Aurelio, Epitteto, Rousseau, Kant, Emerson, Channing e da tutti i pensatori religiosi e morali dell’umanità. Questa legge religiosa e morale, definendo tutte le manifestazioni della vita umana, sia familiare, sia sociale, sia politica, sia di relazione fra i popoli, definisce nello stesso tempo quelle economiche e definisce queste leggi in maniera completamente diversa da come lo fanno tutte le dottrine politiche o sulle relazioni fra i popoli, sociali e socialiste.
Questa diversità consiste, in primo luogo, nel fatto seguente: mentre tutte le leggi oggettive e le dottrine da esse ricavate sull’organizzazione delle società umane, sono infinitamente varie e si contraddicono l’un l’altra, la legge religiosa e morale, almeno nel suo principio fondamentale riconosciuto da tutte le persone e da tutte le dottrine religiose – cioè che ogni uomo non deve fare agli altri ciò che non desidera sia fatto a sé – questa legge morale e religiosa è unica e la stessa per tutti. La seconda e importante diversità consiste nel fatto che, tutte le dottrine politiche e sui rapporti fra gli stati, sociali e anche socialiste, prestabiliscono quelle forme nelle quali, secondo loro, dovrebbe organizzarsi la vita delle persone ed esigono dalla gente alcune azioni per giungere a realizzare proprio quelle forme stabilite in anticipo, mentre la legge religiosa e morale, non prestabilendo alcuna forma di vita né familiare, né politica, né di relazione fra stati, né economica, esige dalla gente solo l’astinenza, in tutti gli ambiti della vita umana, dalle azioni contrarie a quella unica legge e solo attraverso l’adempimento di questa legge ottiene tutto quel bene, che invano promettono tutte le dottrine politiche e le dottrine socialiste.
Questa diversità somiglia a quella che potrebbe sussistere fra due gruppi di operai ai quali il padrone ha affidato lo stesso lavoro, per esempio, lo scavo del terreno per costruire una ferrovia. Agli operai furono dati gli attrezzi per il lavoro e fu ordinato di pareggiare il terreno, ma non fu detto loro a cosa precisamente è destinata l’opera.
Uno dei due gruppi, composto di gente impulsiva ed irriflessiva e perciò sicura di sé, non essendo in grado di capire a che cosa è destinata l’opera, ritiene che le indicazioni fornite dal padrone non siano chiare, non siano ben precise e siano anzi pressoché inutili. E per dare senso al proprio lavoro, le persone che compongono tale gruppo, inventano loro lo scopo dell’opera. Gli uni decidono che, anziché pareggiare il terreno senza motivo comprensibile, sarebbe più ragionevole scavare delle buche per piantare i cavoli, mentre altri decidono che sarebbe ancor meglio scavare la terra in profondità per trovare un tesoro o l’oro – mentre i terzi suppongono che sia utile fare uno scavo per una cisterna o un pozzo e a questo scopo dirigono i loro sforzi. E poiché non si mettono a fare ciò che è stato prestabilito dal padrone, ma inventano loro stessi gli scopi per la propria attività, gli operai litigano fra loro, si disturbano a vicenda e non soltanto non compiono ciò che avrebbero dovuto fare, ma rovinano la loro vita con quelle discordie, che sorgono inevitabilmente fra loro.
Così agiscono le persone che fissano in anticipo le forme migliori della vita sociale, politica ed economica, secondo il loro punto di vista ed applicano poi le proprie forze per realizzare tali forme di vita. Mentre le persone che seguono la legge religiosa e morale, sono simili a quei savi operai i quali, poiché fanno ciò che è stato prefissato dal padrone, sono assolutamente certi che ciò porterà soltanto un bene, se loro eseguono la volontà del padrone.
E appare così semplice, così naturale, così consono ad un essere ragionevole qual’è l’uomo, di essere guidato nella propria breve vita, che può interrompersi in qualsiasi momento, da quella comune legge religiosa e morale, che è insita nell’animo di ogni persona ed è espressa e riconosciuta da tutte le grandi religioni dell’umanità e non invece da quelle regole le quali si contraddicono l’un l’altra, sono prestabilite dagli uomini per produrre le migliori forme di vita e si realizzano sempre attraverso la violazione degli imperativi della legge morale. Ed è fin dai tempi più remoti che si compie e adesso anzi si ritiene indispensabile compiere, codesta violazione della legge religiosa e morale, per realizzare e conservare l’una o l’altra organizzazione di vita, considerata da questi o da quelli la migliore.
Tutti i governi, dai più dispotici ai più liberali, tutti i partiti rivoluzionari, tutti i comunisti, tutti i socialisti di tutti i colori possibili, predicano questo e fanno questo. Perché? Una superstizione è l’origine comune delle disgrazie, che si attira addosso la gente. Sottomettendosi a questa superstizione, alcuni inventano gli scopi della vita a loro piacimento, scopi statali, patriottici, socialisti, comunisti, anarchici e invece di seguire il loro proprio scopo predestinato e acquisire il bene che è stato preparato per tutti, dirigono il proprio sforzo per organizzare la vita delle altre persone, cosicché – e non potrebbe essere altrimenti – non soltanto non conseguono il bene che si attendevano, ma producono la massima caduta dei valori morali ed un enorme peggioramento della propria vita. Tutte le guerre, tutti i supplizi, tutte le rivoluzioni, tutte le rapine compiute da chi non lavora ai danni di chi lavora, tutte le calamità sociali derivano esclusivamente da questa superstizione; e in realtà non può esser altrimenti, se io sono convinto di conoscere qual’è la migliore organizzazione della vita, a cui debbono conformarsi le persone e non ho altro scopo nella vita oltre a quello egoistico.
Porterò almeno un esempio. La dottrina socialista esige che i frutti del lavoro appartengano ai lavoratori. Ma chi toglie ai lavoratori i frutti del loro lavoro? I capitalisti. Ma chi dà ai capitalisti la possibilità di togliere ai lavoratori il frutto del loro lavoro? Il governo. E il governo è sostenuto dalla polizia e dall’esercito. E l’esercito e la polizia sono formati da quelle stesse persone, a cui i capitalisti sottraggono i frutti del lavoro. Perché queste persone agiscono in tal modo, sottraendo a se stessi il frutto del proprio lavoro? Perché sono ingannate. Da ciò risulta che tutto consiste in questo inganno. Che cosa predicano le dottrine socialiste per salvare i lavoratori da questo inganno? Unioni di ogni tipo in vista del vantaggio dei lavoratori, cooperazioni, scioperi, diffusione delle dottrine socialiste stesse.
Ma forse tutte queste misure possono annullare quell’inganno, attraverso il quale gli uni trovano vantaggioso ingannare gli altri e gli altri acconsentire a quest’inganno. Supponiamo che i socialisti, che si presentano come gli organizzatori della società, saranno in grado di emettere leggi alle quali dovranno obbedire i capitalisti e ogni sorta di proprietari; non è mai successo però e mai potrà succedere che gli organizzatori della società arrivino ad una organizzazione che possa esser approvata da tutti come la migliore.
E siccome tale concordia non si otterrà presto, bisognerà (come è stato sempre ed ancora è) usare il potere: cioè violenza degli uni contro gli altri. E affinché non cessi la violenza, è necessario perpetuare lo stesso inganno, attraverso il quale le persone costringono se stesse ad obbedire alla volontà di coloro che hanno attualmente il potere. Il potere per essere ciò che è – cioè potere – deve sostenere quest’inganno con ogni sorta di frodi e di crudeltà, dirette contro il popolo ingannato: il potere deve avere le prigioni, perfino la pena di morte, deve avere la polizia e l’esercito, cioè gente la quale è obbligata ad eseguire senza ragionare ciò che le è stato ordinato, persino l’assassinio. Ma forse si può credere che attraverso tale attività obbligata . conditio sine qua non – un qualsiasi potere possa conseguire il bene del popolo?
Ma che fare allora per far sì che la gente cessi di obbedire a quest’inganno, cessi di violentare se stessa? Evidentemente c’è solo un mezzo: la riunione di tutti sotto una legge di vita, unica per tutti, dalla quale scaturiscano le strutture della vita sociale. E questa legge c’è e immediatamente annienta proprio la causa principale del male esistente, cioè quell’inganno in conseguenza del quale la gente violenta se stessa e dà la possibilità ai capitalisti di togliere ai lavoratori il prodotto del loro lavoro. Se ciascun essere umano seguisse la legge religiosa e morale, che non ammette la violenza di un uomo nei confronti di un altro, allora nessuno parteciperebbe a tale violenza e la violenza che è la causa principale dell’ingiusta struttura economica della società, sparirebbe da sola.
“Sì, se fosse così, tutti rifiuterebbero di partecipare alla violenza, e allo stesso modo di pagare le tasse e fare il servizio militare, ma a cosa serve questo?» si obbietterà.
Ma ciascuno deve rifiutarsi a queste cose non perché gli fa comodo o non gli fa comodo. Egli rifiuta di partecipare alla violenza contro altre persone – e anche al pagamento delle tasse e al servizio militare – non perché vuole raggiungere con questo un certo scopo, ma semplicemente perché non può agire altrimenti e non può agire altrimenti, perché ha tratto quella conclusione – e non si può non trarla – dalla legge religiosa e morale, che ognuno confessa e non confessando la quale, la vita dell’uomo diventerebbe inferiore a quella degli animali.
E perciò è importante non il numero delle persone che si sono rifiutate di partecipare alla violenza, ma è importante la motivazione di questo rifiuto. E perciò uno che ha rifiutato, è senza paragone più forte di tutti quei milioni di persone che tortureranno, chiuderanno in carcere o priveranno della vita quell’uno che avrà rifiutato.
L’azione di colui che ha rifiutato, è più significativa e più ricca di conseguenze di tutti gli eventuali discorsi parlamentari, di tutti i congressi della pace e del socialismo, di tutte queste diversioni e mezzi per nascondere a se stessi la verità.
I governi e i capitalisti lo sanno molto bene, lo sanno per l’istinto di autoconservazione e ovunque, persino in Giappone, proibiscono i libri, che divulgano questa verità semplice e a tutti comprensibile e mettono in carcere quelle persone che durante la loro vita, la predicano. I governi e i capitalisti sanno dov’è il pericolo che li minaccia. Non possono non saperlo, perché questo è per loro questione di vita o di morte. È questione di vita o di morte per loro, annunciare o non annunciare quella semplice verità: un uomo che è eguale agli altri che possiede la ragione e la capacità di amare, non ha bisogno di consegnarsi in schiavitù per molti anni a gente che gli è completamente estranea e sotto la cui guida imparerà ad uccidere, uccidere tutti quelli che gli ordinano di uccidere; e non soltanto non c’è alcun bisogno di far ciò, ma questa è anche la cosa più criminale, più contraria alla coscienza, fosse pure la più indurita e oltretutto la cosa più dannosa per colui, che acconsente a farlo e anche per tutti i suoi fratelli.
Ed è proprio questo – la coscienza che si risveglia – e non il socialismo – che è temuto dai governi e dai capitalisti.
Perciò il socialismo, il parlamentarismo e ogni sorta di congressi, al contrario, sono utili ai governi e ai capitalisti: tutti costoro con i loro complicati sproloqui, con le loro discussioni nascondono nel modo più efficace alle persone la causa principale di quel male, contro il quale essi in apparenza lottano.
Sì, è vero, la gente del mondo cosiddetto cristiano, tutta la gente vive solo di superstizioni: la superstizione delle chiese, la superstizione dello stato, la superstizione della scienza, la superstizione delle strutture, la superstizione del patriottismo, la superstizione dell’arte, la superstizione del progresso, la superstizione del socialismo. E non può esser altrimenti: se manca la fede, non possono non apparire le superstizioni. E la fede manca. Il mondo cristiano ha vissuto il cristianesimo in quelle forme rozze in cui si è manifestato e si manifesta tutt’ora: cattolicesimo, ortodossia, protestantesimo. E questo non sarebbe niente, se la gente capisse almeno che ha bisogno della religione, ma deve superare il cristianesimo ecclesiastico, il quale ormai non corrisponde più alle sue necessità, se capisse che deve impegnare tutte le sue forze per trovare quei fondamenti razionali della vita, sui quali poter costruire la propria esistenza. Ma purtroppo nel nostro mondo cristiano è successo qualcosa che ha nascosto e nasconde alla gente la sua disastrosa situazione – lo nasconde temporaneamente, perché questa disastrosa situazione farà tornare la gente alla realtà – è successo il fatto che una volta perso il fondamento principale della vita, cioè la religione, anziché impiegare tutte le forze per ristabilire quei fondamenti religiosi, senza i quali l’umanità non ha mai vissuto e non può vivere, il nostro mondo europeo cosiddetto istruito si è molto rallegrato per l’assenza della religione e ha deciso che non ce n’è più bisogno, che noi siamo ormai al di sopra di tali rozze superstizioni e di qualsivoglia dottrina religiosa.
«Ai selvaggi che andavano col carro tirato dai buoi, serviva la religione, ma noi siamo molto al di sopra di ciò, noi abbiamo il progresso, l’evoluzione, la teoria atomica, quella dell’etere, il radio. Noi non soltanto “nous faisons des 60 à l’heure”, ma abbiamo volato attraverso le Alpi, andiamo sott’acqua, abbiamo il cinematografo, il telefono, il grammofono, il telegrafo senza fili. Che cosa vogliamo di più? Il fatto che ci sono miliardari, che non sanno dove investire i loro capitali e milioni di lavoratori disoccupati, i quali aspettano come una grazia il lavoro, il fatto che ogni anno vengono spesi 13 miliardi in armamenti e milioni di uomini sono in armi e ad ogni istante, per la volontà di poche persone, possono cominciare ad uccidersi l’un l’altro – tutto questo non ha importanza, perché tutto questo sta per essere eliminato da quel socialismo e da quei congressi della pace, di cui ci occupiamo con tanto zelo.
Ma che religione! È ridicolo anche parlarne di tali vecchie stupidaggini, considerato l’alto grado del nostro sviluppo!»
Sì, la stupidità del nostro mondo cosiddetto istruito, è veramente impressionante! Così in fin fine – der langen rede kurzer sinn – il succo dei lunghi ragionamenti – è il seguente. A voi giovani, alle persone del ventesimo secolo, alla gente del futuro: se voi volete veramente realizzare il vostro supremo destino umano, voi dovete innanzitutto liberarvi: primo, della superstizione di poter stabilire in quale forma deve organizzarsi la futura società umana; secondo, dalla superstizione del patriottismo, ceco o slavo che sia; terzo, dalla superstizione della scienza, cioè dalla fiducia cieca in tutto ciò che vi viene trasmesso sotto l’apparenza di verità scientifica, incluso le diverse teorie economiche e socialiste; quarto, liberarvi dalla principale superstizione che è la fonte di tutti i mali del nostro tempo e cioè che la religione sia passata di moda e sia una cosa del passato.
Liberandovi da queste superstizioni, dovete innanzitutto mettervi a studiare ciò che è stato elaborato da tutti i più grandi pensatori del mondo riguardo alla definizione degli autentici fondamenti religiosi della vita e, dopo aver assimilato tutto ciò che può servire a costruire una concezione religiosa del mondo, metterne in pratica i precetti, e questo non per poter raggiungere o far raggiungere a qualsiasi altra persona uno scopo specifico, ma per adempiere il nostro destino umano, che ci conduce immancabilmente ad uno scopo a noi sconosciuto, ma sicuramente buono.
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