Giro per la stanza come una castellana
Giro per le stanze come una castellana
mi trascino per i corridoi lunghi
giro per le stanze, le mie stanze.
Ci sono quadri appesi alle pareti
che aspettano di essere guardati
ci sono piatti vuoti
che potrebbero essere riempiti
ma non ho fame di cibo ne’ di luoghi.
Dovrei sistemare i cuscini
ordinarli per bene,
a due a due
a destra e a sinistra
lasciando al centro il giusto spazio
dovrei rifare il letto
dovrei lavarmi
dovrei imbiancare il soffitto
e togliere la ragnatela del ragno
ma non ci sono ragni a casa mia
ci sono solo io che giro
giro per le stanze vuote
piene di mobili e suppellettili
di bambole di porcellana pallida
di vecchie bomboniere d’argento
ricordi di matrimoni gia’ finiti.
Giro per le stanze e mi trascino
trascino sotto i piedi le mie ore
e le calpesto. Potrei prendere
l’aspirapolvere oppure la scopa
e fare pulizia, potrei lavare
con acqua e sale, sale di saggezza,
quello che resta ammonticchiato
nell’angolo della mia camera da letto
giro per le stanze vuote di voi
e ricordo all’improvviso,
mi appare davanti agli occhi
come visione chiara e netta,
come fosse reale
visione viva e precisa,
come se non fosse ricordo
appannato dal vapore del tempo
la rondine che trovai
nelle scale di pece di vostra nonna
nelle scale nere di vostra nonna
le scale di vostra nonna
che portavano al tetto morto
morto come era morta la rondine
e voi che ridevate.
Quella fu la mia piccola casa
che non mi sembro’ infelice,
la mia grande casa infelice e’ questa
dove io giro per le stanze,
castellana stanca di girare.
Invidio la rondine morta e mi chiedo
cosa accadrebbe se morissi anch’io
risalendo le scale, se restassi prigioniera
di un tetto morto pieno di paccottiglie.
Ma non ci sono scale in questa casa
e non ci sono tetti, ci sono solo io
che giro per le stanze e mi chiedo
se ho fatto bene oggi a rimanere in casa.
Ci sono componimenti non perspicui che devono restare tali. Credo, ma forse qualcuno mi smentira’, che questi di Antonella Pizzo siano di quel tipo. Basta leggerli, magari rileggerli e poi ancora leggerli. Gli oggetti piu’ umili prendono corpo alla prima lettura, lo vanno perdendo alle successive. Le paccottiglie, cosi’ prive di spirito gozzaniano, si sfanno quando subentra l’altra dimensione, il sale di saggezza o le scale di pece. Omaggio dunque alla castellana e alla sua improbabile dimora.