L’apparizione del quarto malsano

L’apparizione del quarto malsano
progetto’ la mia cagionevole salute
un crine di cavallo in posizione e scorta
arretro’ impudentemente
il fisioterapista promise un peruviano
sgusciato dalla termocoperta.
Piombo’ il ferro di cavallo
si travesti’ da guardiano qualcuno
l’esecutore sulla strada principale
rimprovero’ l’ospite di spicco
il modello abbandono’ l’indelicato
rarefatto il rabarbaro si guasto’
la lancetta dei secondi si mutilo’
fu cura, fu cappio, fu espiazione
fu capodanno di pirati e secondini.
Mi sembro’ una grande idea presentarmi
come candidata indipendente alle elezioni
profondamente in anticipo sui tempi
ma mi umilio’ il barista che, con nocche distanti,
concorse alla disfatta con latte e caffe’ d’orzo.
La clientela diede uno sguardo di tutela
l’annuncio dell’opposizione non moderata
(ma adulta) frastaglio’ il consesso
logicamente si mitraglio’ il bigne’.
Poi il fine cambio’ sesso e fu fine
e fu come fu che tutto fini’
in lento e rigoroso spleen.

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1 commento su L’apparizione del quarto malsano

da Tullio Gamberoni

Ci sono componimenti non perspicui che devono restare tali. Credo, ma forse qualcuno mi smentira’, che questi di Antonella Pizzo siano di quel tipo. Basta leggerli, magari rileggerli e poi ancora leggerli. Gli oggetti piu’ umili prendono corpo alla prima lettura, lo vanno perdendo alle successive. Le paccottiglie, cosi’ prive di spirito gozzaniano, si sfanno quando subentra l’altra dimensione, il sale di saggezza o le scale di pece. Omaggio dunque alla castellana e alla sua improbabile dimora.

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