Un pensiero, una domenica mattina…

Fra cavati al sugo e una cotoletta che frigge,
fra un cannolo ripieno di ricotta
che profuma di cannella e frutta candita
e poi miele e marzapane,
un colpo di scopa di zammarra
(sul pavimento a scacchi
di tenera pece nera
e pietra bianca, dura, di calcare)
solleva polvere e molliche di pane stantio
che poi spazzo, caparbia, controvento.

Una passata al dritto e una al rovescio,
e una al rovescio e una al dritto
e ricomincio daccapo
senza mai finire
per far crescere quella sciarpa
sempre quella
quella per te
quella che non crescera’ mai.

Poi, distratta, schiaccio parole
che butto sul fuoco a bruciare
e li’ vicino mi siedo
per riscaldarmi e riposare,
e non sentire quell’odore di cera d’api
passata su quel legno di noce massello
e quei profumi intensi di rosa e lavanda
che mi fanno girare la testa.

Fra uno sbuffo di fumo e un caffe’ caldo e dolce,
bevuto nella stessa tazza del mio compagno,
fra notizie di stragi e di vittime di guerre
e quella lettera, mai scritta,
proveniente da un paese lontano che vorrei visitare,
un pensiero confuso questa domenica mattina:

Come posso farti morire dentro di me?

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1 commento su Un pensiero, una domenica mattina…

da Tullio Gamberoni

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Ci sono componimenti non perspicui che devono restare tali. Credo, ma forse qualcuno mi smentira’, che questi di Antonella Pizzo siano di quel tipo. Basta leggerli, magari rileggerli e poi ancora leggerli. Gli oggetti piu’ umili prendono corpo alla prima lettura, lo vanno perdendo alle successive. Le paccottiglie, cosi’ prive di spirito gozzaniano, si sfanno quando subentra l’altra dimensione, il sale di saggezza o le scale di pece. Omaggio dunque alla castellana e alla sua improbabile dimora.