In memoria di Ignacio Sanchez Mejias
Un sole pallido s’accosta al cielo di Spagna,
sabbia e arena, l’anello profuma di rosa
lanciata al balcone d’antico inchino.
Alla muleta, calpestano il terreno intorno,
attendono si segni l’ora che sia da incominciare.
Sembra che la sera d’istante si fermi, Garcia sorride.
Nell’aria il brusio che l’odore trasforma,
la banderilla brilla dove la morte è vita.
Tauromachia si porge ai suoi ritmi sordi.
L’ingresso s’apre e stende già un velo, comunque sia.
Soltanto brusio e urla interrotte a volte e sorde.
Sapore e stupore, arde la rossa stoffa stesa a
ventaglio.
Silenzio, strappo di pica, collo che striscia,
movimenti austeri.
Sangue che cola, che macchia quel gesto d’elegante
cura,
vivo il cuore batte, di strozzata folla è l’urlo.
Vibra di un colpo, la vittima cade e scalcia.
Diverso lui, sta girato, rivolto al tumulto urlo,
la spada fende l’aria, dritta la punta al cielo.
Di colpo, improvviso e schietto, sbalza da terra e
vola,
resta riverso a terra:. Ignacio Sanchez Mejias
si piega sui ginocchi, si alza, barcolla e poi ricade.
per sempre.
Alle cinque della sera, sgomenta in silenzio l’arena
piange,
la Spagna piange, Il suo poeta piange, (il suo giovane
poeta piange).
Ora un bimbo lentamente porta un lenzuolo bianco.
alle cinque della sera
…passandogli accanto.
Alla maniera di Lorca, penserebbe Leonard Cohen leggendo Martini. Così scrive il nostro, come Garcia Lorca avrebbe potuto ballare il valzer, in un brusio crescente, assolato e dai profumi sfacciati di rose e sangue. Perchè dovrebbe essere una buona poesia l’omaggio di Martini? Perchè vibra, e fa tremare la voce; perchè, credo, Ignacio Sanchez Mejias si commuoverebbe nell’ascoltarla