La guèra
Vedi, – je fece serio er capitano – :
ontre quer (1) colle là…ce sta er nemico.
Tu devi da struscià come ‘n caimano.
E spara! …nun appena te lo dico !
La recruta obbedì , e piano piano ,
s’aritrovò carponi sotto a ‘n fico ;
quanno je venn’ incontro da lontano
‘na vecchia co’ la farce (2) : ” Federico,
la guéra ‘n’ ha premiato mai a nissuno. (3)
Nun poj getta’ la spugna a ventun’anni
sortanto pe ‘ fa’ ricco a qualcheduno.
La vita, porta sì , tanti malanni ,
però li poj cura’ (4) , a uno a uno.
-Me chiama…(5)- Nun risponne! (6) Che se scanni! (7)
- oltre quel
- con la falce,la morte
- la guerra non ha mai procurato alcun beneficio per nessuno
- li puoi curare
- mi sta chiamando il capitano
- non rispondergli
- che si lasci ammazzare da solo
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1 commento su La guèra
da Tullio Gamberoni
Giordani parteggia per la pace, che gli piace tanto. Ciò si percepisce, senza sforzo, dai versi con cui la descrive. Versi più vicini al Trilussa che al belli, sarvognuno. Egli schiude sensazioni domestiche (la coppietta, i regazzini), o umori umbratili da sacrestia: aprendone la porta, ci avvolge un vago sentore di stantio più che di sacralità e il Cristo resta appeso al muro.
La pace, senza limiti di dosaggio, è una benedizione: Giordani è perentorio e convincente. Eppure, in chiusura, se non abbiamo frainteso, il poeta insinua un dubbio: la pace con se stessi è davvero raggiungibile?
La guerra, nella sua tragica negatività, è invece descritta non direttamente, ma attraverso un altro registro, quello dell’aneddoto in forma drammatizzata. Può darsi che, come dice Luzi di se stesso, io sia un disattento ascoltatore inesperto, ma la forza dei versi sulla pace qui si attenua. Eppure Giordani, anche se cala di un tono a metà del cammino, è bravo e va letto, quando ce ne offra una santa opportunità.