Unpoeta.com - poeti, poesia, vita

I Poeti che hanno vinto

E tu cosa aspetti?

Leggi il regolamento e PARTECIPA al nostro concorso...ben 2159 candidati si sono cimentati con unpoeta.com!!

Credits:
Inspiration Multimedia
Pianella Informatica


Pierluigi Lando

Ecologia psico-sociale e salute

Ecologia psico-sociale e salute, Edizioni Paracelso, Roma dic.1999, pagine 270, £ 35. 000
di Pier Luigi Lando

capitoli I e II
di Pier Luigi Lando
con la collaborazione di Daniela Boffa e Monica Donato
a cura di Silvana De Filippis Galardini
Prefazione di Walter Nicoletti

«... Qualunque medicina si struttura su di un fondo teorico ben determinato.»...
«... Il riconoscimento di un accesso filosofico alla malattia è espresso non solo dalla filosofia, ma dalla stessa scienza medica»....
«Le mete si confondono nella ricerca di quell'equilibrio dinamico che in medicina è la salute, in filosofia la saggezza e nell'una e nell'altra è la felicità». «... per l'attuazione di una pienezza umana la medicina e la filosofia rivedono le proprie convinzioni [...] sovente promettendo una felicità interiore che la natura non sempre consente, ma per la quale non possono smettere di lavorare».

A. G. SABATINI (*)

(*) Sabatini A.G.: Medicina e Morale Introduzione ad una Medicina Antropologica rispettivamente da pag. 3: 1. L'umanizzazione della medicina e da pag. 17:Il luogo ontologico della malattia 4:Filosofia sistematica o filosofia critica? - USES EDIZIONI SCIENTIFICHE FIRENZE 1982.

Edizioni Paracelso, Roma 1999

(per il risvolto copertina/1)

La lettura della realtà in chiave ecologica prevede l'esame degli elementi interagenti nell'insieme sistemico fisico-naturale e psico-sociale.
In questa sede verrà privilegiato l'aspetto relazionaleumano, considerando che vi è una reciproca influenza tra la qualità dei rapporti interpersonali e delle condizioni di salute (intesa nell'accezione più ampia).

Uno degli aspetti più complessi, ingannevoli, perfino allarmanti della relazionalità umana è quello che i suoi problemi non sempre si manifestano come tali, anzi, spesso, assumono forme per cui appaiono di natura diversa.
Ne consegue che essi, sul piano operativo, finiscono per implicare e alimentare competenze professionali e istituzionali improprie che, a loro volta, complicano ulteriormente gli stessi problemi e, quindi, la vita delle singole persone.
Generalmente, piuttosto che affrontare appropriatamente i problemi relazionali, si preferisce lasciar correre o, allorché la situazione diviene intollerabile, si ricorre a vie legali o a interventi palliativi.

Le difficoltà personali, confluendo verso il mare magnum del sociale, danno luogo a buona parte dei problemi che assillano sempre più la vita di tutti noi: i problemi dei singoli e quelli generali interagiscono creando un circolo vizioso, perpetuandosi e aggravandosi per ciascuna persona e, quindi, per la collettività.

Per evitare questo ginepraio, o per uscirne, sarà necessario conoscere - per adeguarvisi - il progetto personale, i tempi e i modi secondo cui si realizza, nonché le condizioni e i fattori che lo favoriscono e sarà altrettanto indispensabile conoscere a fondo le condizioni e i fattori che lo disturbano.

Quel che si dimostra più importante ai fini pratici è che, se a causa di rapporti impropri, ci si trova in condizioni di malessere, grazie alla re-instaurazione di rapporti appropriati, si potrà riuscire ad avvicinarsi sempre più a condizioni di benessere.

(per il risvolto copertina/2)

SALUTE E RAPPORTI INTERPERSONALI

Questa ennesima pubblicazione dell'autore rispecchia il suo particolare e ormai pluridecennale interesse per le tematiche riguardanti la comunicazione umana e i rapporti interpersonali.
L'approccio teorico con diverse scuole, insieme con la molteplicità delle esperienze sul campo, gli consentono di affrontare i diversi aspetti degli argomenti connessi con le suddette tematiche, secondo un'ottica contestuale globale, ecologica.
In questo volume gli aspetti strutturali della persona e quelli delle condizioni e dei fattori implicati nell'evoluzione della relazionalità vengono presi in esame, con particolare riguardo alle loro ripercussioni sulla salute, intesa nell'accezione più ampia di benessere, principalmente, in vista dello star bene insieme.
L'apporto di brevi note specialistiche, corredate di specifica e aggiornata bibliografia da parte di esperti nelle rispettive aree scientifiche, arricchiscono ulteriormente il lavoro.

* * * * *

PIER LUIGI LANDO
Medico, specializzato in Igiene e in Neuropsichiatria infantile, sin dagli anni sessanta si occupa dello studio della comunicazione umana, di cui ha iniziato l'approfondimento mediante borse di studio dell'OMS, in Svizzera, Francia e Inghilterra, aventi per oggetto le difficoltà dell'apprendimento e dell'inserimento scolastici.
Da qui la sua particolare attenzione per il mondo della scuola, specialmente per quella primaria, mentre gli aspetti genetici, evolutivi e disevolutivi della relazionalità da tempo pongono al centro del suo interesse l'ecosistema della famiglia.

* * * * *

PRESENTAZIONE

L'autore sostiene che la salute dell'individuo - per quel che riguarda le nostre possibilità di intervento - è in buona parte il risultato di un habitat umano sano, da quello endouterino a quello sociale. Quindi, favorendo un'interazione armonica tra la componente biologica e quella psicologica e pedagogica, si possono creare i presupposti per una valida prevenzione.
La vita si difende non tanto incentivando la natalità quanto curando l'ecosistema fisico-naturale e psicosociale che deve accogliere ogni nascituro, in modo da consentirgli la realizzazione delle proprie potenzialità.
Particolare rilievo viene dato agli aspetti consumistici e a quel processo di selezione culturale che ha reso «predominanti e massimamente desiderabili i valori di mercato e di potere» e che finiscono per tornare a discapito della persona.
Il libro abbraccia, con un'ottica moderna, gli sviluppi più recenti avvenuti nelle ricerche biologiche e psico-dinamiche relative all'evolversi della condizione umana nella visione globale dello studio della personalità e dei rapporti interpersonali che possono risultare salutari o patogeni per l'individuo e, di conseguenza, per la società.
In ottemperanza al titolo dato all'elaborato, vengono analizzati i fattori di crescita che saranno determinanti per quell'equilibrio dinamico che in medicina è la salute e per la collettività è il ben-essere con gli altri.


Roma, 6 luglio, 1999
Walter Nicoletti


R I N G R A Z I O :


- tutti coloro, i quali hanno dato un contributo alla stesura del presente volume, sia come interlocutori occasionali sia in veste di collaboratori per altri scritti, che, anche se non tutti giunti a pubblicazione, sono stati a questo preliminari;
in particolare:
- il prof. Franco Giberti, al quale sono debitore di viva gratitudine, per le pubblicazioni, che hanno apportano un contributo ricco di dati e di spunti e la cui utilizzazione, spero, andrà oltre quella necessariamente limitata effettuata in questo testo;
- l'autore della teoria dei tre cervelli, Paul MacLean, il quale mi ha inviato, (unitamente ai complimenti per il precedente libro) tre pregevoli lavori;
- il prof. dott. Massimo Capoleoni psicoanalista, docente di Psicologia presso l'Università Cattolica di Roma;
- il prof. Camillo Micocci, docente di filosofia, psicologia, pedagogia presso l'Ist. «Oriani» di Roma;
- il prof., dott. Emilio Carsana, sociologo, pedagogista, giornalista, docente di EducazioneMusicale presso le scuole medie statali;
- le pedagogiste: Lidia Carta, Anna De Crescenzo;
- gli psicologi: Roberta Bani, Stefano Crispino, Fernando Iachini, Simonetta Meloni, , Paola Poli, Paola Ridolfi, Francesca Scalzo, Antonino Valastro;
- per i grafici: l'architetto Cristina Bruscaglia, l'ingegnere in Elettronica Emanuele De Rosa, l'architetto Paolo Giacon;
- lo psicologo Gaetanto D'Alessandro che mi ha iniziato all'uso del computer e ancora l'Ingegnere in Elettronica E. De Rosa per l'assistenza tecnica prestatami durante l'utilizzazione dei nuovi mezzi informatici e telematici;
- tra i lettori: la prof/essa Lucia de Anna, ass. ord. presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Univ. di Roma, la studentessa in psicologia Elisa De Rosa per la sua collaborazione in fase di correzione e stesura definitiva del testo, P. Giuseppe Lando, il dott. Mario Lando, il sig. Pasquale Pesce, la dott/essa Tea Rando, il prof. Lorio Reale, già presidente dell'Istituto Italiano di Medicina sociale, la dott/essa Eliana Taccheri della Direzione Generale Servizi Civili del Ministero dell'Interno, la sig/a Maria Pia Tana, la prof./essa Marina Tommaso, il prof. Carlo Vetere, già segretario generale del Consiglio Superiore di Sanità;
- quanti hanno apportato il loro contributo più specifico, per la seconda parte di questo lavoro.
Un ringraziamento particolare devo alla psicologa Daniela Boffa per la collaborazione nella revisione tecnica del lavoro.
Esprimo particolare riconoscenza alla dottoressa Monica Donato per la riorganizzazione definitiva del testo.
Devo gratitudine, ancora, alla professoressa Silvana De Filippis Galardini, medico sociale, per tanti preziosi suggerimenti che generosamente mi ha dato specialmente nella fase conclusiva di questo libro.
Ringrazio, infine, Vanessa Rosati e Patrizio Audero per la puntuale, intelligente e generosa collaborazione per la sistemazione definitiva delle note e della bibliografia.
Quanto devo a tanti studiosi risulterà, almeno in parte, dalle citazioni nel testo.
Infine, un affettuoso grazie a mia moglie e ai nostri figli ai quali dedico, in particolare, questo lavoro.

Roma 19 agosto, 1999

Pier Luigi Lando


ECOLOGIA PSICO-SOCIALE E SALUTE

PREMESSA

L'atteggiamento di ciascuno di noi e, a maggior ragione, degli operatori psico-sociali e sanitari, nei confronti del bene-salute del male-malattia, poggia su conoscenze, principi teorici e convinzioni ideologiche, quindi lo studio dell'evoluzione del pensiero, di tutto ciò che occorre sapere, per ottenere e mantenere un soddisfacente stato di salute, è di fondamentale importanza, per lo star bene individuale e collettivo.

* * *
Occorre anzitutto avvisare il lettore che si troverà di fronte a una ricerca sulle condizioni e sui fattori implicati con il benessere, alquanto diversi da quelli che ci si potrebbe aspettare da un discorso di sanità, di igiene generale e mentale.
In altre parole, mentre un trattato di igiene o di medicina, di fronte a una situazione problematica, considera come responsabili, secondo una logica lineare, determinati fattori etiopatogenetici: agenti fisici (traumi), chimici (sostanze tossiche), biologici (parassiti, germi, virus ecc.), in questa sede, invece, verranno illustrati, secondo una logica ecologica, «circolare», aspetti per lo più non prettamente sanitari, nel senso che verrà privilegiato ogni altro elemento che nell'ecosistema potrà influenzare lo stato di benessere di ogni componente il medesimo sistema e che, nello stesso tempo, costituisce causa ed effetto dello stesso problema.
Il presente lavoro si assume il compito di esaminare quali fattori, in primo luogo quelli dei rapporti interpersonali, favoriscono oppure ostacolano lo sviluppo armonico della persona.
Sin d'ora si possono distinguere, grosso modo, fattori di ordine generale o di carattere più specifico.
Tra quelli più a carattere generale vi è il nostro assetto socio culturale che informa il nostro agire e le nostre reazioni.
Occorrerà pertanto studiare le modalità secondo cui un tale assetto s'è andato formando.
Anche per quanto riguarda questo aspetto genetico si seguirà un criterio ecologico, sistemico, dove i fattori ambientali non saranno considerati in alternativa a quelli innati, bensì in rapporto a feed back, per cui ogni epifenomeno apparirà come risultante di una interazione complessa quanto lo è la realtà nel suo insieme.



* * *
Alla base del nostro assetto socio-istituzionale e della logica che lo sottende sta il fenomeno della selezione culturale che ha reso predominanti e massimamente desiderabili i valori di mercato e di potere. Questi, infatti, condizionano in modo subdolo ed efficace buona parte delle nostre scelte. Ad essi è sottoposto anche l'orientamento «pedagogico» secondo il quale concepiamo ed «educhiamo» i nostri cuccioli. È come se due partner, al momento di formare una coppia che aspiri a mettere su una nuova famiglia, assumessero l'impegno di allevare la prole in funzione dei predominanti dettami socio-culturali, quali i criteri-pilastri della logica di mercato e di potere.
Non sarà a caso che il modello familiare che si è affermato nel nostro contesto socio-culturale è quello nucleare. Mentre ieri, con la compattezza del clan familiare, l'educazione familiare mirava a conformare i figli agli interessi di una società rurale, ispirata ai valori di Dio, Patria e Famiglia, oggi, con la mobilità e la flessibilità dei lavoratori, si è indotti a rispondere agli interessi di una società industrializzata. Quest'ultima tappa dell'evoluzione che ha reso sempre più strettamente coinvolte in una specie di Asse l'istituzione familiare e l'organizzazione sociale (nei suoi ambiti istituzionali e perfino in quelli fuori legge) sta, paradossalmente, dissolvendo il precedente assetto familiare, per rip lasmarlo alle nuove esigenze sociali.
Per avere un'idea su come aspetti umani apparentemente molto lontani dalle leggi di mercato finiscano, invece, per rientrarvi a pieno titolo, basti pensare che perfino il pudore ha assunto nella nostra società connotazioni tali da divenire uno dei suoi mezzi più prodottivi: in effetti, non sembra casuale che, finché in una società permane il modello di vita «nature», non attecchisce un tipo di economia su base monetaria (capitalista).
Ancora una volta appare quindi indicativo che vi sia una stretta corrispondenza tra il modello di famiglia nucleare, il tipo di economia e l'insieme culturale che va dai costumi e usanze sino alla morale corrente..
A conferma di un tale assunto si noti come, nel momento in cui la nudità e tutto ciò che ad essa è connesso (la pornografia, la moda, il nudo come espressione artistica) incontra interessi di mercato, guadagna sempre più terreno nella nostra cultura.
È appena il caso di precisare che neanche il vecchio modello di famiglia rispondeva alle genuine esigenze del progetto personale, in quanto prevaleva la preoccupazione di salvaguardare le apparenze con una facciata rispettabile del casato e quei valori socio-istituzionali sopra accennati.
Non occorrerà spendere molte altre argomentazioni per dimostrare che la crisi del modello familiare, sino a pochi anni fa mantenutosi pressoché immutato, ha ricadute anche sul benessere dei singoli componenti che, a sua volta, si ripercuote sul versante sociale, dando luogo a diversi e sempre più preoccupanti fenomeni.
In base all'esperienza storica accumulata e a ricerche relativamente recenti, risulta che tali problemi implicheranno di per sé prestazioni professionali e interventi istituzionali purtroppo tesi a tamponare settorialmente singole situazioni con carattere di emergenza.
Da una visione panoramica della situazione attuale, possiamo renderci conto della loro paradossalità, specialmente per quanto riguarda la qualità della vita.
Infatti, da una parte constatiamo:
a/1) la sparizione di quasi tutti i morbi epidemici, alcuni dei quali avevano flagellato le generazioni umane e animali sino a pochi decenni fa;
a/2) molte scoperte scientifiche e tante realizzazioni tecnologiche che, forse, neanche il grande Leonardo avrebbe immaginato.
Dall'altra, invece, emerge che:
b/1) sono presenti effetti secondari indesiderati, attribuibili ai mezzi adoperati per ottenere forme di progresso che ora minacciano fondamentali equilibri ecosistemici naturali e, di conseguenza, la nostra stessa sopravvivenza;
b/2) la qualità della vita, vistosamente migliorata per tanti aspetti, lascia a desiderare per molti altri.
Basterebbe pensare:
- alla mancanza di una soddisfacente quotidianità per tutti i cittadini dovuta alle sempre più precarie condizioni di sicurezza;
- ai suicidi giovanili (ivi compresi i casi di morte che ufficialmente non risultano di quel genere) e a comportamenti disturbati e disturbanti di tanti soggetti in età evolutiva veri e propri segnali S.O.S., indicativi di una condizione di disagio non solo personale, ma anche della collettività. In effetti, l'area giovanile si mostra come il locus minoris resistentiae, cioè la parte più fragile e sensibile dell'organismo sociale, attraverso la quale il sottostante processo pastologico (si pensi, per es,, ad un flemmone) trova sbocco e la sofferenza dell'insieme si manifesta (v. avanti: gestione per delega).
Oggi, con il senno di poi, vanno ridiscussi i criteri dell'azione umana sul suo ecosistema, pur riconoscendo che sono stati condizionati dalla necessità di un perenne stato di allerta.
Gli interventi, motivati dall'ansia di eliminare minacce e disagi, si rivelano ora connotati da miopia concettuale, non avendo tenuto conto dell'insieme dei vari equilibri naturali che si sarebbero alterati.
Nell'ambito medico clinico, abbiamo come effetti secondari indesiderati:
- le malattie iatrogene in seguito a cure farmacologiche;
- per le forme psicosomatiche, le conseguenze dell'aver affrontato impropriamente una stato di sofferenza.
I criteri che guidano gli interventi, vuoi quelli nell'ambito clinico vuoi quelli per controllare problemi a dimensione sociale, fanno parte di una logica comune.
Infatti, nel somministrare una sostanza chimica per alleviare una sintomatologia, sostenuta da condizioni di disagio esistenziale e relazionale, ci si è comportati come chi tappasse la bocca a qualcuno che stava chiedendo aiuto in situazioni drammatiche di pericolo.
Analogamente, nella dimensione ecosistemica naturale si è fatto ricorso, ad esempio, a sostanze chimiche che eliminassero i parassiti, senza tenere preventivamente conto di tante nefaste conseguenze su altre componenti dell'ecosistema, e in particolare sugli stessi prodotti agricoli.
Questo criterio «allopatico» o sintomatico, che ha guidato sinora e in senso soppressivo buona parte degli interventi di difesa, si rivela predominante nella nostra tradizione.
Oggi possiamo renderci conto che questo stesso criterio sta alla base, tra l'altro, del fenomeno della droga, nel senso che a molti giovani il ricorso ad essa si presenta come prendere una tazzina di caffè, per tirarsi un po' su o come prendere un ansiolitico o, ancora, un'aspirina.
Ancora con analogo criterio ci si è mossi per i problemi relazionali:
a) nell'ambito familiare si è ricorsi a metodi autoritaristici e, specialmente nei confronti dei bambini, a espedienti intimidatori, ricattatori o, comunque, sbrigativi per tenerli a bada, ignorando che la vivacità e alcuni comportamenti indesiderati fanno parte di tappe evolutive «normali» (v., per esempio, fase di opposizione e dei dispetti);
b) sul piano sociale, ci si è affrettati (a volte comprensibilmente), ad adottare soluzioni-tampone e si è pensato a istituzioni prevalentemente assistenziali e, soprattutto, repressive, punitive, deterrenti, per garantire un soddisfacente menage di vita ai cittadini di buona volontà.
Pur non intendendo demonizzare ogni intervento umano (visti i problemi generati dalla natura, potrebbe essere accettabile perfino quello sul patrimonio eredogenetico) va sottolineato che rischiamo danni fatali al nostro pianeta e alla nostra specie se perseveriamo nell'alterare fondamentali equilibri naturali.
Dovremmo tenere conto dell'insieme, di tutti gli altri equilibri implicati in quello che si va a modificare, cioè di tutte le probabili ricadute negative sulle altre componenti che riguardano il benessere individuale e collettivo.
È tutt'altro che da condannare tutto ciò che si è fatto per combattere la mortalità infantile e tantomeno lo sono gli interventi che vorrebbero prolungare la vita di quanti più esseri umani possibile: in effetti, le conoscenze del passato non avevano consentito di prevedere le conseguenze dell'alterazione degli equilibri demografici naturali.
Oggi, nel prolificare, si dovrebbe almeno tenere conto che, per ogni nato, ci si sarà almeno mezzo appartamento e tanti motori inquinanti in più, che ogni nuova abitazione contribuirà a ridurre gli spazi verdi e ad allontanare il posto di lavoro, si metterà in circolazione un altro autoveicolo e così via
Le risorse naturali sono in via di esaurimento e non dovremmo farne ulteriormente scempio.
La maggior parte della spesa pubblica viene impiegata per tamponare problemi che invece potremmo prevenire, ma a scapito di molti posti di lavoro pubblico e privato.
Le analisi e le denunce contro speculazioni ai danni dell'ecosistema planetario da anni interessano uomini di scienza e i divulgatori dei mass media.
Per quanto riguarda i singoli individui, basterebbe leggere il libro di H. Pradal
Gli stessi genitori che sono condizionati e si conformano alla forma mentis predominante, loro malgrado, finiscono per tradire il progetto personale dei figli e, a scuola, se ne aggravano i problemi quando si valutano condotta e profitto e si ignora la carenza frequente dei prerequisiti (v. voce omonima di Lidia Carta in Appendice).
I problemi sorti in questi rapporti, possono alimentare altri settori istituzionali (v. schema n. Ecosistema e suo Stampo di Riproduzione) che si occupano del contenzioso, dei delitti e delle pene e, quando le relative tensioni psicoemotive si somatizzano o, comunque, assumono connotazioni da rientrare in quadri clinici, daranno lavoro a quanti si occupano del recupero della salute e non solo al mondo medico-chirurgico e farmacologico, ma anche a quanti ne traggono profitto al di fuori delle professioni accademiche.


ECOSISTEMA E SUO STAMPO DI RIPRODUZIONE


Si parte dall'assunto suggerito da Lewis Mumford e cioè che il modello di organizzazione sociale predominante nel mondo occidentale risale all'Egitto dei tempi dei Faraoni. Quindi, nella parte superiore della tavola è indicato uno stampo immaginario che ab illo tempore tende a modellare la forma mentis di tutti i popoli più o meno in base ai medesimi criteri, pur consentendo forme molto diverse, anzi artatamente, al punto che sembrano intenzionalmente finalizzate acché le apparenze ingannino. Insomma, il Gattopardo docet ancora.
Al riparo da ogni possibilità di acquisirne consapevolezza, gli stessi genitori concepiscono e producono i figli predisposti a essere lavorati, come materia prima, da loro stessi e, succesivamente, dalla scuola e, per tutta la vita, mediante una specie di «educazione permanente» da tutti i messaggi culturali, in modo da inserirsi come pezzi di ricambio nei vari settori della megamacchina sociale.
Quelli che dissentono solo apparentemente risultano anti-economici per l'intero assetto, in quanto i loro comportamenti, comunque rispondono a esigenze di mercato e di potere, vuoi che usino armi come cani sciolti oppure in organizzazioni cosiddette antisociali fuorilegge, vuoi che alimentino le strutture istituzionali - i tribunali e le carceri - vuoi che assumano droga e quant'altro.
Quando tutto manchi, ogni dissidente, anche suo malgrado, potrà tornare utile all'assetto, svolgendo funzioni di riciclatore anche dei suoi seguaci, cioè di coloro i quali gli avevano affidato, per delega, il ruolo di leader contestatore.
L'utilizzazione dei problemi umani avviene anche in vari settori lavorativi: si pensi alle forme di coattività perfezionista che sarà una dote ben apprezzata appunto in ambiente di lavoro, ad esempio, per un contabile come pure lo sarà l'ossessione per l'ordine e per la pulizia di una donna e, per l'ordine gerarchico, la tendenza a rapportarsi secondo ben precisi ruoli, come quello da Bambino sottomesso a Genitore capo indiscutibile e viceversa (v. psicologia transazionale).
Spesso si vengono a formare circoli viziosi fra i problemi che si generano nelle cosiddette agenzie educative e i messaggi socio-culturali. La connotazione della competitività, che, per esempio, si origina nel rapporto primario (v. rivalità fraterna e rivalità edipica), rischia di esacerbarsi nell'ambiente scolastico e, divenendo stile di vita, tende a sfociare, nel contesto socio-culturale, dà spesso luogo anche a condizioni di solitudine, non solo del singolo, ma anche della famiglia nucleare che, isolata dal contesto comunitario, si trova costreatta ad arrovellarsi con diversi problemi, per es. di un figlio-pecora- nera (v. avanti: paziente designato) e, per vergogna, non ricorre a chi potrebbe aiutarla ad avviarli a soluzione.
Per spezzare una lancia a favore della prevenzione, si osserva che, a un esame più attento, la preoccupazione del mancato guadagno verrebbe a ridimensionarsi, giacché la prevenzione dei problemi che attualmente impegnano molti operatori sul versante riparativo, richiederebbe soltanto una diversa impostazione organizzativa, orientata verso la matrice individuale dei problemi biopsicoemotivi e la matrice collettiva dei problemi psicosociali. È chiaro che la distinzione tra i problemi dei due versanti è artificiosa e si fa soltanto a fini didattico-espositivi. I due ordini di problemi, ovviamente, sono in una reciproca, costante interazione funzionale al loro mantenimento e reciproco rinforzo. Questo vale anche per il complesso mondo che ha a che fare con la nostra salute e, più in generale, con il benessere di tutti noi.
Gli interventi vanno strutturati a partire dalla consapevolezza di questa integrazione di fattori, o rischiano altrimenti di risultare inefficaci. I nostri avi hanno escogitato strategie di problem solving su basi fantasmatiche là dove mancavano conoscenze oggettive, scientifiche. Noi oggi ci comportiamo come se nulla fosse successo e spesso constatiamo un enorme ritardo nella applicazione delle conoscenze per migliorare la nostra qualità della vita, a meno che esse non rispondano a immediate esigenze di mercato.
A tal fine si realizzano le più meravigliose invenzioni tecnologiche.

* * *
Se eccedessimo a tentazioni paranoicali, ci verrebbe da pensare che, nel corso dei secoli, ci sia sempre stato un Grande Vecchio o dei commissari deputati a valutare ogni elemento in rapporto a interessi di mercato e a benefici immediati (v., per esempio, farmaci allopatici).
In effetti, come accade per altri criteri della logica del nostro assetto socio-culturale, il tutto avviene secondo un processo di selezione culturale per cui si affermano luoghi comuni, usanze, costumi che orientano i comportamenti della maggior parte dei cittadini.
In altre parole, attraverso questo processo di selezione culturale si viene a costituire una specie di forma mentis (Gestalt), cioè la cultura di ciascun popolo.
Come già accennato, nel nostro assetto socio-culturale e istituzionale questa forma mentis assume dimensioni tali che viene a costituire una logica comune (allopatica) tesa a informare e indirizzare ogni tipo di intervento (quelli nell'ambito medico come pure quelli pedagogici e socio-politici).
Essa ha costituito un inganno anche nei confronti dei problemi concernenti la nostra salute, giacché ci ha portato verso metodi allopatici, tendenti alla eliminazione soppressiva dei sintomi ,con tutte le conseguenze sui singoli e sulla collettività, specialmente per le alterazioni preoccupanti del macro ecosistema:
Questa tendenza è tuttora prevalente, nonostante le numerose e autorevoli denunce.
In breve, l'importante è stato ottenere il risultato desiderato nel tempo piu breve possibile .
Gli effetti secondari indesiderati hanno finito per rappresentare l'inevitabile contropartita, il prezzo da pagare.
Dal momento che il modello secondo cui si concepisce il concetto di salute ha ripercussioni sui piani clinico-terapeutico, filosofico ed epistemologico, l'importanza dei criteri su cui si struttura non può essere sottovalutata.
L'accettazione o l'esclusione di una teoria o di un nuovo paradigma (Kuhn) da parte della scienza ufficiale non si fonda, il più delle volte, sulla loro evidenza di realtà, ma riflette l'andamento conflittuale di giochi di ruolo e di potere che sottendono, condizionandolo, il comune procedere scientifico.
Tra gli autori che se ne sono occupati merita particolare attenzione Larry Laudan, allievo o collega di scienziati quali Hempel, Kuhn, Buchdahl, Feyerabend e Popper, che sottolinea il rigetto subìto dall'omeopatia, all'inizio del 900, da parte della medicina accademica .
Pertanto, la questione della sempre più acuta conflittualità tra il mondo sanitario accademico e quello delle cosiddette altre medicine rientra in un dibattito molto più ampio.

Cosa si intende per ecologia psicosociale

Il termine ECOLOGIA, tradizionalmente riferito al rapporto fra gli esseri viventi e l'ambiente fisico-naturale, diventando «PSICOSOCIALE «, viene esteso all'ambiente sociale, quindi allo studio della genesi, evoluzione, problematica della relazionalità e possibilità sia per le prestazioni educative che per quelle riparative, riguardanti i rapporti interpersonali.
Tale disciplina, per quanto concerne il riferimento teorico, si ispira al PENSIERO ECOLOGICO (o circolare) che, superando i criteri di causa ed effetto della logica lineare propria della tradizione occidentale, considera ogni fenomeno come la risultante della interazione di diversi fattori, ognuno dei quali può essere visto sia come «causa» che come «effetto» in quanto inserito in un circuito in cui l'interazione è inevitabile e a feed back continuo (Bergonzi, Acot, Lando OO. cit. in bibliografia in calce alla postfazione).
La metodica di ricerca psicosociale, necessariamente multidimensionale, multidisciplinare, integrativa, è volta alla conoscenza di una realtà poliedrica.
Ai fini espositivi, verranno distinti due aspetti principali della nostra, peraltro unica, realtà:
a) RELAZIONALITA' INTERNA (tra le varie componenti della nostra personalità);
b) RELAZIONALITA' ESTERNA che, a sua volta, si può distinguere in rapporto all'ambiente fisico-naturale e a quello psico-sociale (ibidem).
Questa ricerca, che si può denominare ECOLOGIA GLOBALE, ha come obiettivo precipuo LA QUALITA' DEI RAPPORTI.
A tal fine, nello studio della persona, essa tende, soprattutto, alla ricerca delle condizioni e dei fattori che possono favorire, od ostacolare, una sua armonica evoluzione, ossia la piena realizzazione delle tendenze o potenzialità innate, progettuali, allo sviluppo delle competenze dell'Io (V.: Progetto Persona ).

* * *
Un assunto ecopsicosociale (e cioè quello che più o meno tutti noi siamo organismi inquinati e in tensione) ricava dalla scienza omeopatica un consistente apporto e non solo per quanto riguarda la componente biosomatica, bensì anche per quanto attiene a quella della reattività psicoemotiva, giacché, com'è meglio noto agli omeopati, i cosiddetti miasmi , oltre ad alterare il terreno organismico fisico, condizionano la strutturazione caratteriale della personalità.
In base a questa considerazione, un lavoro come questo può essere utile sia all'omeopata sia allo psicoterapeuta.
Il primo, in base all'apporto di conoscenze psicodinamiche, potrà valutare l'indicazione di un rimedio meglio di quanto potrebbe soltanto in base alla individuazione delle componenti miasmatiche e il secondo, per motivi analoghi, si potrà rendere meglio conto delle manifestazioni ricollegabili a esperienze psico-traumatiche, se potrà tenere conto dell'alterazione della reattività anche in base agli inquinamenti diatesici .
* * *
Poiché l'ecologia psicosociale ha come principale compito quello di studiare e illustrare le varie implicanze della relazionalità umana, e, particolarmente in questo lavoro, le reciproche influenze tra benessere e rapporti interpersonali, una particolare trattazione sarà riservata all'evoluzione armonica della relazionalità soprattutto per quanto ha a che fare con le sue anomalie e «patologie».
Un dato di fatto è che le tensioni che si generano nei rapporti interpersonali, tendono, tra l'altro, a tradursi in sintomi (v. somatizzazioni da vissuti problematici), assumendo un particolare interesse per il medico.
Un rilievo particolare si deve ai cosiddetti rapporti fantomatici, vale a dire sui modi secondo cui i nostri interlocutori vengono vissuti, ai significati emotivi, simbolici che per lo più inconsciamente attribuiamo alle persone con le quali abbiamo a che fare, soprattutto sul piano affettivo.
* * *
Almeno una menzione merita il tema - molto controverso, ignorato o deriso dalla scienza ufficiale - della comunicazione energetica e a distanza tra persone.
Per la comunicazione su base bioenergetica, si ha una inaspettata notizia nel Vangelo, allorché il Cristo avverte una sottrazione di energia mentre una donna, in seguito al contatto con lui, ottiene la guarigione.
La scoperta dei feromoni ha conferito un certo crisma scientifico per quanto riguarda la comunicazione (bio)chimica a distanza, soprattutto per gli insetti. Sorprendente è anche il dato scientifico che gli squali riescono a recepire scarse quantità di sangue a distanza di diverse miglia.
Gli etnologi hanno reso testimomianza di comunicazioni a distanza tra gli appartenenti alle popolazioni cosiddette primitive.
Nonostante il discredito che documentazioni di questo genere hanno presso la scienza burocratizzata, il lettore che intendesse approfondire questo argomento non ha che l'imbarazzo della scelta nella varia e abbondante letteratura in merito ai fenomeni paranormali ecc.
In effetti, bisogna riconoscere che, date le oggettive difficoltà di controllo e di verifica della autenticità di fenomeni di questo genere, vi sono molti furbi ( a volte in buona fede) che vi speculano sopra, ingannando gli ingenui che si rivolgono a loro, per cui non è difficile per gli uomini di scienza avere come pretesto sufficienti casi che servono a discreditare tutto il resto.

I

SALUTE E RAPPORTI INTERPERSONALI
«L'uomo dalla docta manus e dal molteplice ingegno lavora instancabilmente da qualche milione d'anni per creare a se stesso migliori condizioni di vita. E l'uomo interroga se stesso per capire il significato, o meglio il senso della sua vita».
Valerio TONINI «Si tu vales, ego valeo «Tradotta nei termini di causalità, «perché io stia bene, tu devi stare bene» (e il suo reciproco), questa massima esemplifica, incisivamente, il concetto da cui il libro nasce, per contribuire al raggiungimento dell'obbiettivo O.M.S.: SALUTE PER TUTTI NELL'ANNO 2000.
L'interdipendenza relazionale e funzionale degli esseri umani - gli uni con gli altri e con i sistemi di cui fanno parte - rende soprattutto evidente come lo scopo dello star bene insieme non possa essere raggiunto se non attraverso la collaborazione del maggior numero di persone possibile.
Per questo motivo, e vista l'inadeguatezza di interventi settoriali e/o unilateralmente ideologici al riguardo, con questa specie di lettera aperta, ci si rivolge a quanti abbiano a cuore il benessere dell'Uomo, in particolare agli educatori, impegnati, in prima linea, nel compito di favorire la formazione di identità armoniche per un domani migliore.
Con il presente lavoro, accogliendo l'invito formulato da Bertini nell'introduzione al testo di Psicologia e Salute , si propone un approccio globale e interdisciplinare alla tematica dello STARE BENE, utilizzando il MODELLO PSICOSOCIALE per interpretare e rappresentare le problematiche ad essa correlate, in modo da rendere possibile quella presa di coscienza che, sola, ne può permettere la realizzazione fattiva.
A fronte di altri moduli descrittivi, che considerano l'individuo come avulso dal proprio contesto, si focalizza, quindi, l'attenzione sulla relazionalità, illustrandola negli aspetti:
- storico fenomenologici;
- genetico-evolutivo-»fisiologici»;
- genetico-evolutivo-problematici;
- dal punto di vista delle prospettive.

Col presente lavoro Si intende, quindi, illustrare alcune concezioni che riguardano lo star bene insieme, i malesseri somatici, il disagio psicosociale e i problemi relazionali in genere.
Questi ultimi vengono considerati come fattori essi stessi di malessere, non solo psico-emotivo, ma anche somatico.
Si tratta dello studio delle condizioni e dei fattori che entrano in gioco nella genesi, nell'evoluzione e nelle complicazioni problematiche della relazionalità.
Si precisa sin d'ora che tra le condizioni più pregiudizievoli per un armonico sviluppo della persona e dei suoi legami (»valenze») interpersonali vi sono i rapporti di potere e i predominanti valori mercantili.
Buona parte delle concezioni qui esposte non sono del tutto bene accolte dalla tradizione occidentale.
Esse costituiscono una ricerca di modalità strategiche per una qualità della vita consona alla persona, alla nostra specie.
In particolare, nell'ambito medico-clinico, a parte i casi di malattie congenite, i singoli quadri patologici e i sintomi delle malattie vengono considerati come il risultato di agenti nocivi prevalentemente esterni.
In proposito, sembrano predominare i seguenti criteri:
- non si dà - ad eccezione di quanto fanno alcune recenti scuole di psicoterapia - sufficiente ed esplicito rilievo ai rapporti interpersonali come fattori di benessere, di malessere e da utilizzare sul versante terapeutico (nell'accezione più ampia del termine).
- si dà preminente importanza ai sintomi nella loro connessione con agenti patogeni esterni, sia in fase diagnostica (in funzione dell'individuazione di un quadro clinico) sia in quella terapeutica;
- si mira anzitutto alla eliminazione di ambedue (sintomi ed agenti patogeni), mediante sostanze chimiche, interventi fisici o chirurgici;
- si punta, soprattutto, sulla somministrazione di medicinali target, cioè specificamente selettivi, che si sostituiscono alla naturale reazione vitale dell'organismo;
- si lascia, quindi, in secondo piano l'importanza del terreno costituzionale come principale responsabile sia della tendenza alla guarigione sia come predisponente alle diverse forme di sofferenza.
In realtà, anche quando somministra farmaci «anti» (contro agenti patogeni o contro reazioni sintomatiche), ogni medico - ivi compreso quello allopatico - è consapevole delle diatesi come pure delle potenzialità di difese dell'organismo.
Pure il chirurgo sa che deve alle potenzialità dei tessuti vitali l'essenziale completamento del suo intervento (cicatrizzazione ecc.).
Altre metodiche (in primo luogo quella omeopatica), mirano soprattutto a stimolare le difese proprie dell'organismo.
Le cosiddette medicine naturali presentano i seguenti vantaggi:
- riescono a evitare gli effetti secondari dei farmaci allopatici;
- rinforzano le difese vitali, sottraendole al rischio di rimanere depresse.
Si precisa che per «natura» o «naturale» non si intende qualcosa che sia sempre e del tutto buona e favorevole per gli esseri viventi e, in particolare, per noi umani.
Basterebbe pensare che una delle sue leggi fondamentali è la selezione e che la spietatezza secondo la quale essa procede sta spesso alla base delle più amare sofferenze.
La nostra sopravvivenza è da sempre dipesa dalle conoscenze sul come difendersi, anzitutto, dai mille pericoli naturali.
Peraltro, è stata la stessa natura a indurci ad adoperare gli antiparassitari: ancora adesso chi va a raccogliere le castagne sotto alberi non trattati su dieci ne troverà forse una senza bachi.
Altrettanto valeva, prima dell'uso degli antiparassitari, per la frutta più succulenta, quando la si riteneva una superflua leccornia.
A questo punto si ritiene opportuno richiamare l'attenzione su una convinzione-pregiudizio molto diffusa e che si presta ad equivoci e a strumentalizzazioni, specialmente di ordine commerciale.
Essa riguarda la qualifica di «naturale» comunemente attribuita a ogni metodica medica che cura con sostanze o metodiche «naturali» e che in ogni caso non adopera specialità prodotte sinteticamente da una ditta farmaceutica.
L'attributo di «naturale», invece, lo potrebbe meritare ogni metodica e un rimedio che sia in grado di adeguarsi ai processi fisiopatologici dell'organismo.
Ad esempio, per quanto riguarda la terapia, il rimedio «naturale» è tale non perché appartiene a Madre Natura, ma perché, invece di mirare alla semplice soppressione dei sintomi, è in grado di sollecitare le risorse che ogni organismo ha verso l'autoguarigione.

* * *

Come già accennato, le condizioni di malessere vengono considerate come il risultato di complesse interazioni tra fattori innati (inquinamenti diatesici) e fattori e condizioni ambientali (da quelli fisici a quelli psicosociali).
L'obiettivo dello star bene non si limita all'aspetto bio medico e neanche all'ambito privato.
Il far scempio della propria salute, infatti, ha ripercussioni non solo all'interno della propria famiglia, ma anche sull'intera comunità.
Più tangibili sono le conseguenze di ordine economico-finanziario:
- assenze dal posto di lavoro;
- spese per cure medico-chirurgiche.
In particolare, si cercherà di evidenziare il ruolo svolto da condizioni e fattori ecosistemici - da quelli endouterini a quelli successivi dei rapporti interpersonali - che, storicamente, si susseguono nei vari momenti della vita, contribuendo a favorire lo sviluppo autentico o a determinare un'evoluzione disturbata della persona.
In modo più esplicito, la relazionalità verrà considerata come risultato di complesse interazioni fattoriali e come agente, essa stessa, di fenomeni sia positivi che negativi (sintomi), vale a dire sia nelle sue funzioni salutari (nell'accezione più ampia del termine), sia come fattore patogeno.
L'ecosistema familiare, quindi, verrà considerato di fondamentale importanza sia in un senso che nell'altro.

La questione demografica è di fondamentale importanza, oltre che in rapporto alla dimensione sociale, anche sotto l'aspetto del benessere individuale.
Infatti, essa è pregnante di implicanze che si riflettono sul modo in cui ci rapportiamo a ciascuno dei componenti la nostra collettività.
In effetti, il modo secondo cui si considera una persona influenza le prestazioni parentali, i metodi educativi, una politica di prevenzione che privilegi quella primaria, le eventuali metodiche terapeutiche.
Oggi, da più parti si lamenta il calo delle nascite secondo criteri prevalentemente numerici, quantitativi e percentualistici, sia rispetto alle fasce generazionali più anziane, sia rispetto alle popolazioni straniere, in specie extra-europee.
Questa impostazione sembra ignorare le nuove possibilità preventive che si otterrebbero favorendo un sano sviluppo fisico e psicosociale della persona a tutto campo.
Nel lamentare il decremento della popolazione giovanile, specialmente ai fin lavorativi - per il mantenimento dei pensionati - è come se si ritenesse scontato che la quantità possa sopperire alla qualità e inevitabile che una certa percentuale di individui risulti incapace di svilupparsi sana nel corpo e nella mente.
Chi, degli incentivatori della natalità, si fa un problema di quanti nostri simili non saranno, poi, in grado di assumersi responsabilità sociali, di lavorare e di esercitare responsabilmente funzioni parentali ed educative?
In questa ottica, oggi da ritenere superata, è come se si facesse di tutto per incoraggiare le coppie a prolificare comunque, in modo che una percentuale piuttosto elevata dei figli così «prodotti» raggiunga, sia pure a caso, soddisfacenti capacità lavorative, cioè di resa economico-finanziaria.
Tanto quanto basterà per la pensione dei nonni?
Forse, però, non si tiene ben presente che le capacità della persona, allo stato potenziale, potrebbero diventare attuali attraverso prestazioni parentali ed educative in generale adatte a catalizzarle.
I seguenti punti appaiono indicativi di una inadeguata preoccupazione nell'affrontare il problema :
- si dà più credito al diritto degli aspiranti genitori ad avere figli che a quello dei nascituri ad avere genitori in grado di favorire uno sviluppo armonico delle persona, in sintonia con le sue potenzialità progettuali.
- un numero crescente di bambini viene allevato da genitori che non hanno avuto un'appropriata sensibilizazione-informazione per sottoporsi, tempestivamente, a importanti accertamenti preventivi;
- molti partner divengono genitori soltanto sul piano biologico;
- tanti genitori risultano inidonei sul piano educativo;
- molti altri prolificano ancora per sbaglio o per motivazioni che poco o niente hanno a che fare con le genuine esigenze accretive dei figli;
- molti soggetti in età evolutiva vengono allevati in condizioni patogene per ogni dimensione della persona;
- i matrimoni e le nascite avvengono spesso in base a motivazioni sostenute piuttosto da problemi risalenti all'infanzia dei partner anziché a vere scelte ponderate anche in base a una preparazione che comprenda una chiarificazione delle stesse motivazioni;
- i preparativi nuziali di solito consistono in rituali che rispondono a suggestive esigenze di mercato, che inducono a investire buona parte delle disponibilità nella cerimonia del fatidico giorno.
Quanti aspiranti genitori - specialmente delle aree ad elevata prolificazione - si confrontano, a tempo dovuto, sulle condotte educative da tenere nei confronti dei figli?
Quanti, invece, fanno dei figli il luogo di scontro, allorché insorgono i non rari problemi coniugali?
Quanti altri familiari sono mossi a interessarsi dei piccoli congiunti per motivi narcisistici, quando non subdolamente o esplicitamente morbosi?
Chi si pone il problema che il desiderio di avere figli a ogni costo, quanto più è caratterizzato da coattività, tanto più può essere inquinato da motivazioni psicopatologiche?
Perché si continua a desiderare di avere figli e, nel contempo, a ignorare che ciascuno di loro ha delle proprie potenzialità progettuali e relative esigenze per realizzarle?
Alcune iniziative in merito si stanno realizzando, ma limitatamente a favore di bambini superdotati.
Nei confronti della responsabilità sociale di tutti noi, ancora più pesante appare la sottovalutazione delle condizioni di rischio, e anche chiaramente patogene, in cui si trova ad essere allevato un crescente numero di bambini.
Si tratta di distratto fatalismo o il clima socio-culturale, fondato essenzialmente su criteri di mercato, ci induce a lasciar fare perché, in ogni caso, tutto fa parte dello stesso gioco perverso?
Saremmo a tal punto complici di una logica cinica che, inconsapevolmente, ci farebbe accettare un modus vivendi fondato sul principio che, comunque, tutti noi, dalla culla alla bara, finiamo per rispondere a esigenze di mercato?
E varrebbe un tale principio perfino per i fenomeni della droga e della violenza criminale?
Perché si continua a confidare su appelli alla ragione, sia pure autorevoli e vibranti e sulle alternanze di schieramenti ideologici?
Perché, soprattutto a fini deterrenti, si continua a invocare leggi più severe, per controllare le malefatte che potrebbero essere prevenute tempestivamente?
Non è come aspettare al varco soggetti che, da bambini, abbiamo lasciato che venissero allevati in condizioni bio e psico-socio-patogene?
Adeguate risposte alle questioni appena formulate ci potrebbero dare ragione di tanti perché.
Sin dalla prima età ci si comporta secondo mode che rispondono più a interessi mercantili che a esigenze genuinamente umane.
Da circa quarant'anni, il gruppo della famiglia viene studiato nelle sue dinamiche psicosociali ed è ormai abbastanza assodata la convinzione che esso, isolato da un contesto supportivo, non sostenuto da servizi consultoriali, risulti spesso patogeno.
Quando si esalta questo gruppo come fondamentale mattone della società, si tiene forse conto che lo è di questa società, cioè una società che si fonda su valori che non favoriscono un soddisfacente sviluppo della persona? Che, anzi, quest'ultima viene indotta a conformarsi a predominanti esigenze produttivistiche, consumistiche, di mercato e di potere?
Si tende a incentivare la natalità, prendendo in considerazione soltanto, o quasi, l'aspetto economico finanziario, cioè mediante un contributo salariale (peraltro quasi sempre insufficiente, e per tempi limitati), ma non si provvede, invece, a concedere ai bambini adeguati spazi vitali.
La stragrande maggioranza dei soggetti in età evolutiva vive in appartamenti affastellati in palazzi-casermoni, a loro volta collocati in quartieri dormitorio, senza spazi verdi.
Anche in aree più fortunate sul piano economico-finanziario (media-alta borghesia), non è raro il caso che la libertà dei piccoli sia sacrificata per esigenze di rispetto di altrettanto legittime esigenze di quiete dei vicini, ma pure per la pulizia e l'ordine dell'abitazione. Si pretende perfino che essi debbano muoversi per casa, camminando sui feltri ( sulle «pattine»).
Nel considerare il gioco come uno dei più importanti fattori di crescita somato-psichica e sociale, si deve purtroppo constatare come anche esso abbia finito per conformarsi a esigenze di mercato e di potere, di dimostrazione di status sociale.
I metodi cosiddetti educativi sanno spesso di espedienti, per controllare la connaturale vivacità dei bambini e quelli adoperati per tenere a bada i piccoli più discoli sono prevalentemente intimidatori e anche ricattatori.
Ancora molti genitori ritengono che giovino da deterrente gli epiteti di cattivo, piccolo delinquente e simili, non rendendosi conto che in tal modo suggeriscono e rinforzano (neuropsicologicamente) identità negative.
E quanti genitori sono in grado di riconoscere che in età evolutiva molti comportamenti disturbanti sono espressione di naturali e necessarie tappe evolutive?
Non si tratta di colpevolizzare i genitori, ma di sollecitare tutti a una necessaria sensibilizzazione e preparazione a compiti così delicati e fondamentali per favorire un soddisfacente sviluppo della persona, vuoi per il suo stesso benessere vuoi perché essa sia in grado di divenire componente di una società umana e civile a pieno titolo.
Fortunatamente, il ludico offre le migliori opportunità, specialmente nelle prime età, non solo per prevenire primariamente problemi relazionali, ma anche
per avviare a soluzione quelli connessi con una relazionalità patogena, soprattutto perché consente di re-istaurazione di rapporti più appropriati,.
Intanto, ci tocca vivere in una società che sembra fatta apposta per alimentare illusioni e conseguenti delusioni, dibattiti di parte e cronaca nera. Del resto, con Roberto Vacca potremmo convenire che la società piace così com'è solo a pochi ottimisti che non hanno fantasia sufficiente a immaginarla migliore.

Aggiungerei che, in effetti, la fantasia non manca al momento di proclamare programmi ideologici finalizzati a lotte di potere.
Continuando, però, a ignorare che ogni processo vitale ha proprie esigenze, tempi e modi per evolvere, ne consegue che i nostri programmi e i nostri interventi, non in sintonia con le esigenze, i tempi e le modalità di evoluzione del processo vitale, lasciano il tempo che trovano, anzi continuano a generare frustrazioni, sfiducia e nuovo vigore alla parte avversa, per ritentare più o meno secondo analoghi criteri.
Perché chi aspira a posti di potere, nonostante le costanti smentite della Storia, continua a illudersi che un capo di governo o di stato sia realmente in grado di agire, prevalendo sui prepotenti interessi occulti?
Perché i diversi popoli della terra continuano a credere che un capo di governo o di stato sia realmente colui il quale ha in mano il potere?
In definitiva, ho cercato di rendere evidente come aspetti molto diversi della realtà influenzino il benessere individuale e collettivo.
Sottolineo che la forma mentis dominante nell'ecosistema informa la concezione della persona e questa, a sua volta, si proietta sui metodi educativi, come pure sugli indirizzi demografici e i princìpi ideologici e politici.
Questi processi non sono lineari, ma circolari.
In effetti, i risultati divengono a loro volta fattori: le persone educate in un certo modo, a loro volta, contribuiranno a produrre e a valorizzare un certo tipo di cultura che, a sua volta, condizionerà i princìpi educativi, i messaggi della comunicazione privata e pubblica e via di seguito.
Infine, sottolineo ed esplicito la posizione critica di questa ricerca nei confronti della logica allopatica che, ignorando, sottovalutando e considerando patogeneticamente e in modo limitato alla terapia sintomatica, la dinamica delle manifestazioni (in specie di quelle problematiche), nel tendere alla loro soppressione, pregiudica, di conseguenza, le possibilità di prevenzione primaria.
La prevenzione, infatti, presuppone la conoscenza puntuale di tutte le implicazioni della dinamica di un fenomeno.
Purtroppo, questo tipo di logica predomina in ogni settore del nostro assetto socio-istituzionale e quando un rilievo di questo genere viene riferito al settore giuridico, generalmente si ritiene che il comprendere la genesi e l'evoluzione di un comportamento illecito o nettamente delinquenziale comporti la sua giustificazione e alla deresponsabilizzante dei malfattori.
Ancora una volta si deve lamentare la scarsa importanza che si dà alla prevenzione primaria sul piano concettuale ed operativo.
I media e l'opinione pubblica quotidianamente si agitano sui singoli fatti di cronaca nera, ma è come se le analisi - spesso impietose - che si sogliono approfondire puntualmente e gli elementi conoscitivi che da esse scaturiscono servissero soltanto per appagare proprie curiosità, nonché per scaricare istanze moralistiche, più o meno sottese da sensi di colpa, ma non come lezione a fini preventivi.
Si attribuisce a Leonardo da Vinci una battuta che mi aiuta a sintetizzare lo scopo di questa pubblicazione: «L'uomo spende la prima metà della propria vita per rovinarsi la salute e l'altra metà per cercare di recuperarla».
È auspicabile che un crescente numero di persone riconosca:
- il valore della salute, del benessere proprio in funzione anche della collettività;
- il proprio benessere come un bene sociale;
- che mirare a conservarlo e a recuperarlo al più presto è anche un dovere sociale;
- che il raggiungimento di un tale obiettivo non si limita agli interventi di ordine medico, ma che esso dipende pure da quasi tutti i settori dell'assetto sociale.
In effetti, buona parte delle indicazioni e possibilità molto preziose, a livello di prevenzione, emergono dalle varie metodiche terapeutiche sia di carattere bio-medico sia di ordine psico-sociale.
Nella parte conclusiva di questo libro, verranno illustrate alcune proposte operative, tese a un'ottimale qualità della vita, quindi soprattutto alla prevenzione, ma anche a recuperare al meglio le potenzialità individuali e relazionali, in sintonia con il progetto personale.

II

NUOVE CONCEZIONI DI SALUTE, MALATTIA E GUARIGIONE
IMPLICAZIONI E RICADUTE



Per una migliore comprensione del concetto di salute, è bene tenere presenti le definizioni che la concepiscono in rapporto con l'ambiente naturale e sociale:
- «La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un'assenza di malattia o infermità»
- «Ambiente umano è l'insieme di quei fattori e di quelle influenze esterne, fisiche, chimiche, biologiche e sociali, che hanno un effetto significativo ed apprezzabile sulla salute dell'individuo e della collettività».
O.M.S. «La salute è una condizione di armonico equilibrio funzionale, fisico e psichico, dell'individuo, dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale».
A. SEPPILLI

- «La persona umana è l'uomo integrato nell'ambiente, e l'ambiente è il mondo fisico, biologico e sociale in cui l'uomo si integra»
L. REALE

In base alle definizioni esposte, formuliamo i seguenti assunti: La concezione di salute è estesa all'ambiente fisico e sociale e star bene è star bene insieme: non, dunque, un bene esclusivamente personale o privato, ma comune.
Lo star male di ciascuno di noi può essere il risultato di un disagio legato a rapporti interpersonali inappropriati, insoddisfacenti, patogeni; in qualche modo esplica i suoi effetti negativi anche sulla collettività, se non altro come mancato apporto di dotazioni personali positive, o in termini economico-finanziari.
D'altro canto, i fenomeni a dimensione sociale derivano dalla confluenza delle interazioni individuali e quindi sono interconnessi. Ne consegue che, per comprendere la dinamica di una a-normalità o devianza, dobbiamo prima considerarla nel contesto generale del sistema.
Poiché si prendono le mosse dall'assunto che buona parte della patologia trae alimento da condizioni di disagio (stress ecc.), sin da ora si mette in luce la sussistenza di una contrapposizione difficilmente conciliabile fra la logica organicista, che conta esclusivamente, o quasi, sulle terapie farmacologiche, e quella psico-socio-dinamica, che offre le più appropriate concezioni e metodiche, preziose soprattutto a fini preventivi.

I


CONSIDERAZIONI ECOLOGICHE

Il presente lavoro, centrato sulle condizioni e i fattori - anche quelli che di solito non sono presi in considerazione dai trattati classici di medicina - che favoriscono oppure ostacolano lo STAR BENE, si basa sui seguenti assunti:
- il corso della storia dell'Homo sapiens sapiens sembra essere giunto ad un momento in cui si sollecita (oltre alla formulazione di bilanci a carattere settoriale) la predisposizione di un bilancio generale delle attese e dei tentativi per ottenere un mondo migliore da una parte e dei risultati sinora conseguiti, dall'altra;
- chi si cimenta in un bilancio storico effettua, in modo più o meno esplicito, una diagnosi, quindi una valutazione a cui, generalmente, segue una prognosi che è la principale responsabile della divisioni delle opinioni. Essa varia secondo l'atteggiamento di fondo di ciascuno, in senso ottimistico o pessimistico.
Comunemente, ogni previsione per il futuro (prognosi) si fonda sui seguenti convincimenti:
- per i sedicenti ottimisti, tutto si aggiusterà con il tempo; infatti, grazie a nuovi ritrovati tecnoscientifici, sono stati compiuti evidenti progressi e quanto oggi allarma è in parte attribuibile ad esagerazioni strumentalmente interessate e, spesso, determinate da incidenti di percorso;
- per i pessimisti, «il mondo è andato avanti o indietro o per vie traverse, sempre così è andato e così sempre andrà.
Tanti, inclini a sentenziare in veste di filosofi maledetti, chiamano in causa la cosiddetta NATURA UMANA, mentre, com'è noto, le tradizioni di buona parte delle popolazioni della Terra attribuiscono a episodi mitici l'origine dei mali e delle malefatte o della tendenza a perpetrarle.
Più comunemente, si tende ad attribuire la colpa a una categoria di persone.
Siccome questo sarà uno degli argomenti a cui verranno dedicati specifici e ampi spazi nel testo (sulla base di assunti ben precisi), si rimanda il lettore alla consultazione di voci come: neotenia, complessità di struttura della personalità, inquinamenti diatesici, relazionalità problematica, demonizzazione di una o più persone o/e categorie.
Dal momento che i mali esistono, comunemente si tende a delegare a strutture appositamente predisposte il compito di porre rimedio al fine di garantire ai cittadini perbene o, almeno recuperabili, condizioni di civile coesistenza, secondo i valori sanciti dalla Carta dei Diritti dell'Uomo.
Tali strutture (sanitarie, giuridiche) hanno però la comune caratteristica di intervenire post-factum.
Purtroppo, l'obiettivo della prevenzione primaria è talmente lontano che, ad esempio, non si pone sufficiente attenzione nel preselezionare e preparare il personale che svolge funzioni educative nei confronti dei soggetti in età evolutiva.
Problemi particolarmente seri, specialmente per soggetti in età evolutiva, sono rappresentati dalle persone considerate dalla psichiatria tradizionale come borderline e, ancora di più, malate mentalmente che svolgono funzioni educative primarie e secondarie.
Problemi come questi sono, quotidianamente, sotto gli occhi di tutti; ma, tremendo anche a pensarlo, è come se fra tutti sussistesse un tacito accordo (almeno nel lasciare che persone evidentemente inadeguate svolgano mansioni educative) a sottacerli, ad ignorarli, aspettando che il caso (l'educando di oggi) giunga, a sua volta, al punto da rientrare in un articolo di codice penale o assuma una forma patologica di competenza medica, chirurgica, psichiatrica ecc.
Occorrerà rimuovere una serie di ostacoli per ottenere un cambiamento dei comportamenti, da patogeni a sani: pregiudizi che, nel corso dei secoli, si sono andati sedimentando e radicando nella nostra tradizione (v. concetto di selezione culturale).
Ogni iniziativa di EDUCAZIONE ALLA SALUTE, oltre a trovarsi di fronte ad un muro di resistenze psicoemotive, quindi irrazionali e paradossali, nei confronti perfino del proprio benessere (vedi la storiella della spina di pesce) si trova spesso a scontrarsi con interessi di vario ordine e convincimenti consacrati sotto forma di miti e divenuti, quindi, tabù .
Probabilmente, la fondamentale esigenza di sicurezza (come evitamento del pericolo) degli esseri viventi, in particolare nella nostra specie, ha sollecitato le istanze esplorative rettiliane ad evolvere verso una connaturata sete di sapere e di conoscere l'origine delle cose (istanze cognitive ) .
La mancanza, poi, di conoscenze e metodologie scientifiche, avrà portato gli umani ad aggrapparsi a qualsiasi spiegazione venisse in mente a chi riusciva ad apparire autorevolmente credibile.
Ciascuna spiegazione, dunque, aveva tante più probabilità di radicarsi, perfino come convincimento paranoicale, quanto più autorevole e carismatica era la persona che sosteneva la relativa tesi esplicativa di un determinato fenomeno.
È comprensibile, così, che l'area della salute, essendo insidiosamente e, anche, misteriosamente minacciata, sia stata da sempre tra le più esposte al pullulare di spiegazioni improvvisate ed abbia trovato tante persone disponibili a prendere per buona qualsiasi tesi, specialmente se risultava rassicurante e foriera di speranze.
Se l'evoluzione del pensiero è di fondamentale importanza per la salute, se le conoscenze, i principi teorici, le convinzioni ideologiche influenzano i nostri atteggiamenti, è chiaro che le posizioni dogmatiche, (l'Ipse dixit), proprio perché antidialettiche, intralciano il progresso della scienza non solo sul piano teorico, ma, e di conseguenza, anche su quello pratico.
In base a queste premesse dunque, l'Ipse dixit assume un ruolo pregiudizievole, ossia patogeno, per la salute nelle sue varie espressioni.
Favorire lo sviluppo di un adeguato senso critico è tra i compiti principali dell'educatore.
Sgombrare il terreno della salute da quanto si è andato accumulando sino ai nostri giorni, in buona parte sotto la pressione dell'angoscia, è uno dei compiti più ardui che ci tocca affrontare.
Dallo studio del male, inteso nella sua accezione di disagio, sofferenza malattia, nonché dalla nostra capacità di discernimento, dipenderà, ancora, quel che noi riusciremo a ricavare a favore della salute, tenendo conto di alcune implicazioni che sono proprie del presente momento storico.
Ci si riferisce particolarmente al fatto che la nostra epoca viene considerata (e probabilmente per alcuni lo è), come una tra le più critiche della nostra storia.
Momento di crisi delle istituzioni, delle ideologie, che possono preludere al «PUNTO DI SVOLTA» illustrato e auspicato da F. Capra oppure alla definitiva catastrofe temuta da tanti.
Se però, come fa presente lo stesso Capra, il termine crisi viene inteso nell'accezione orientale, esso comprende due significati: in senso negativo indicherà il rischio di assumere atteggiamenti catastrofici, in senso positivo la possibilità di evoluzione e rinnovamento.
Sembrano prevalere posizioni opposte: una gamma di reazioni, viscerali e soltanto verniciate di razionalità, o tendenti verso il patetico, l'idealistico.
Ad esempio, ci si appella al così detto Amore come panacea, come se ognuno di noi per Amore intendesse la stessa cosa, oppure verso la demonizzazione.
In base a tali premesse, si propone la METODICA DEL PENSIERO ECOLOGICO.

L'Ecologia psicosociale nei confronti delle aree del sapere
«La forza di una teoria sta nel riunire molte generalizzazioni e nel collegarsi ad altre teorie in una rete di idee rivolte verso il futuro».
J. BRONOWSKI «L'olismo si pone, in un certo senso, come la sintesi superiore e più matura del vitalismo e del meccanicismo [...]. Anche la filosofia olistica, al pari di quella materialistica, non deve però dilatare il proprio ruolo oltre i limiti» [...]. «Perché ogni scienza, e la medicina in particolare, possa configurarsi come veramente utile, funzionale e al servizio dell'uomo deve utilizzare, nella ricerca e nel suo incontro con la natura negativa di costui, tutti quegli stimoli critici e problematici che provengono dalla riflessione filosofica sul valore della vita e delle azioni umane».
A. G. SABATINI

Ogni nuova conoscenza è come una possibile tessera di un mosaico. La sua eventuale collocazione richiede, spesso, una revisione della disposizione delle tessere precedentemente collocate nello stesso insieme che, a volte, ci avevano dato la traccia di un disegno probabile o, addirittura, definitivo.
Se le conoscenze scientifiche propriamente dette provengono prevalentemente da ricerche settoriali, a carattere analitico, effettuate da operatori stanziali, il sapere richiede momenti di sintesi.
Questa ricerca è decisamente orientata verso la sintesi e, a tal fine, deve attingere dal maggior numero possibile di fonti.
Tenendo conto del fatto che i diversi autori propongono un'interpretazione dell'intera realtà umana, secondo la propria chiave di lettura, la presente ricerca deve altresì affrontare problemi di particolare complessità, specialmente quando si tratta di esaminare gli scritti di autori molto prolifici, quali Freud, Jung, Fromm, tanto per citare alcuni fra i più vicini alla nostra epoca e al campo di interesse dell'Ecologia psicosociale.
Cogliere l'essenziale del pensiero di ciascun autore, cercando di non deformarlo, e poi adoperarlo come tassello di un mosaico, per dare un'idea di una realtà tanto composita e sfaccettata, sarebbe un progetto tanto ambizioso da rasentare l'impossibile, se, realisticamente, non avessimo ridimensionato il nostro campo di indagine circoscrivendolo a quanto più da vicino ci riguarda e precisamente all'ambito dei rapporti interpersonali e dei rapporti con l'ecosistema generale, fisico-naturale e psico-sociale, nella prospettiva di una possibile evoluzione armonica.
Ormai sono sempre di più gli studiosi che, pur riconoscendo quanto sia necessaria la specializzazione, avvertono tuttavia l'esigenza di attingere ad altre aree del sapere.
Ecco quanto, a proposito, afferma l'antropologo Tullio Tentori:... «l'interdisciplinarietà è condizione di completezza della conoscenza dell'uomo. [...] La rigidità che contrappone scuola a scuola perde mordente [...] sta all'accortezza critica degli studiosi vigilare affinché l'osmosi d'idee sostenga il progresso scientifico, non si traduca in appiattimento od omologazione per compromessi o interessi personali [...] Importante, anzi necessario, è non raggirarsi soltanto nel recinto del proprio esclusivo pensiero, veicolato da studi ed esperienze ben definite, non chiudersi nel piccolo pascolo di certezze professionali. Importante e fruttooso è non cessare, non stancarsi mai di rivedere sé stessi [...] andare oltre specifiche e utili specializzazioni (giacché la scienza moderna è così complessa da richiederle e imporle) non per perdersi nella generalità ma per arricchire la propria specialità. [...] Il particolare integra e illumina - in senso epistemologico - il generale, che è l'interpretazione complessiva della realtà in cui l'uomo si ritrova intellettualmente»


Salute come qualità della vita e sua interdipendenza con l'ambiente

L'argomento QUALITA' DELLA VITA attira, da alcuni anni, una crescente attenzione e non solo da parte degli addetti.
Nel contempo, e non sembra una coincidenza casuale, si sta tentando di ridimensionare la validità del MODELLO MEDICO e, di conseguenza, di diminuire il ricorso alle cure mediche tradizionali.
Nella letteratura, sempre più di frequente, ci si richiama all'aforisma latino: «Praestantius est prevenire quam curare» e, sembra che un crescente numero di persone, dopo il boom del facile ricorso ai farmaci, si comporti come se seguisse l'altrettanto arcinoto suggerimento, forse venato di sottile umorismo, della prestigiosa Scuola Medica Salernitana: «Si vis vivere sanus, cave medicos et medicamenta».
Per inciso, da quanto appena detto si evince pure che la crisi del modello medico ha radici molto antiche; anzi, probabilmente, una concezione della persona e della salute meno riduttiva, rispetto a quella della nostra tradizione clinico-individuale, sarà nata con il pensiero dell'uomo ( Appendice.: Basile) .
È anche vero che una visione globale della persona e della realtà, in genere, può essere indice di quel tipo di globalismo che pecca di indifferenziazione, ossia di quel sincretismo proprio dei primitivi e del pensiero preoperativo del bambino (J. Piaget, Petter); ma è anche vero che incombe sempre il rischio di cadere nell'ipersettorialismo, dimenticando l'insieme della persona, sempre considerata nei suoi rapporti ecosistemici.
Occorre considerare, ancora, che l'espressione QUALITA' DELLA VITA è tutt'altro che univoca, giacché essa risente di influenze culturali e soggettive.
Infatti, le convinzioni del gruppo di appartenenza (familiare, etnico, socio-politico ecc.) possono informare (persino in modo da non lasciare spiragli di revisione critica neanche a persone di elevata cultura) atteggiamenti e comportamenti nei confronti della salute.
Per quanto riguarda l'individuo, non v'è dubbio che la sua base esperienziale, e le conseguenti risonanze emotive, influenzino la sua weltanschauung, ossia la sua visione del mondo, la sua filosofia e il suo stile di vita. Questi aspetti da una parte, sono collegati con una scala dei valori e, dall'altra, con il comportamento che, a sua volta, potrà essere in sintonia con le esigenze dello star bene oppure con bisogni indotti, spesso stressanti e patogeni.
Ad esempio, l'adesione ad una scala di valori che pone all'apice il denaro e il prestigio sociale, può costituire un fattore di rischio per la salute, anche se non si intende sottovalutare l'indiretto beneficio che determina su di essa un migliore tenore di vita: l' igienista Vittorio Puntoni sottolineava, al riguardo, come buone condizioni economiche facciano entrare l'igiene per la finestra.
Purtroppo, però, la ricerca del benessere economico comporta, spesso, un modo ansiogeno, stressante di spendere il proprio tempo e le proprie energie, oltre al fatto che la tensione competitiva può disturbare i rapporti con le persone con le quali si ha a che fare, familiari compresi. Tali conseguenze, a loro volta, ricadranno sulla salute di ciascuno, venendo così a chiudere circoli viziosi a spirale.
La suddetta adesione comporta, inoltre, un'accettazione più o meno consapevole al modello medico-chirurgico tradizionale, giacché le connesse e pressoché inevitabili tensioni psico-emotive si traducono spesso in sintomi, per ricercare le cui cause difficilmente si è disposti a perdere tempo.
Di fondamentale importanza anche l'ottica secondo cui consideriamo lo star male.
Se, infatti, noi lo consideriamo come:

- reazione abnorme ad una situazione ambientale normale

Ne consegue che ci orientiamo verso interventi di tipo clinico-individuale, tendenti a combattere le manifestazioni patologiche, ossia a far rientrare (spesso a sopprimere, specialmente per quanto riguarda il neuro-psichico) le manifestazioni patologiche, mediante mezzi diretti a quel singolo organo od organismo malato, e non nei suoi rapporti.
Gli interventi nei confronti dell'ambiente si limitano, di regola, a quelli rientranti nelle competenze igienico-sanitarie per le malattie infettive, contagiose e diffusive, mentre, sempre per la tradizione, difficilmente si va a preoccuparsi del contesto in senso psicodinamico, limitandosi a far «cambiare aria» al paziente, preferibilmente mediante ricovero.
In era psicofarmacologica, si ricorre piuttosto agli psicofarmaci.

- reazione di sofferenza da parte di una persona magari più sensibile ad una situazione abnorme

Situazione non adeguata alle esigenze vitali (somatiche, psicoemotive, relazionali) della stessa persona. Accanto ad interventi di emergenza, per soccorrere chi più ne soffre si tenderà a progettare modificazioni dello status quo dell'ecosistema e, oggi, a metodiche sistemiche o psicosociali.

Considerazioni sull'attuale posizione della scienza

Appena qualche decennio fa, il verbo scientifico guadagnava terreno in autorevolezza, credibilità, prestigio.
Da qualche tempo, assistiamo ad un passaggio e, spesso, ad un capovolgimento di atteggiamento nei confronti degli uomini di scienza e, perfino, della scienza in sé.
Ad un esame più attento, si possono rilevare due ordini di ragioni che giustificano tali reazioni:
- la frustrazione delle attese suscitate da scoperte scientifiche salutate come foriere di grandi speranze, spesso entusiasticamente amplificate dai mass media, tanto da solleticare quelle ataviche attese magico-onnipotenti (v. avanti), più o meno presenti, allo stato latente, in ogni animo umano. Più indicativo, in proposito, sarà, forse, il ricorso a pratiche magiche di questi ultimi anni, come per vendicarsi del tradimento delle summenzionate attese, da parte di un mondo scientifico presentato e vissuto come onnipotente, oltre che onnisciente.
- gli effetti secondari indesiderati - quali risultati tecnologici di scoperte scientifiche che hanno seriamente compromesso gli essenziali equilibri ecologici, oltre a provocare danni sui singoli organismi, quelli «iatrogenici» (causati dalle cure mediche) compresi.
Bisogna, tuttavia, riconoscere che la componente viscerale delle nostre reazioni ci potrebbe portare a buttare, assieme all'acqua sporca, anche il bambino che laviamo, quindi non richiamiamo mai abbastanza in noi una disponibilità razionale a valutare al lume di giudizio, al fine di una serena revisione critica, per discernere quanto, fra l'enorme messe di dati oggi disponibile, vi possa essere a favore e quanto a sfavore dell'uomo e degli esseri viventi, in genere, nonché dell'ecosistema fisico-naturale e di quello psico-sociale.

Un tale modo di procedere comporta la revisione:

- delle premesse teoriche
- dei metodi adoperati
- dei risultati ottenuti
- delle motivazioni.
Se tra gli scopi della scienza vi è quello di cercare i modi per migliorare le condizioni dell'uomo in armonia con le sue esigenze e potenzialità progettuali, allora non ci possiamo accontentare di eliminare soltanto parziali manifestazioni disturbanti, problematiche, patologiche, bensì, diffidando dei relativi metodi, ci dobbiamo chiedere:
- quali conseguenze, sia pure a distanza di tempo, un risultato di interventi sintomatici possa comportare;
- se non vi siano altre possibilità d'intervento, più adeguate, razionali, armoniche rispetto alle genuine esigenze vitali: il medico studia la fisiopatologia non per soffocare, forzare, violentare le tendenze fisiologiche, bensì per sintonizzare i propri interventi con esse, con la PHUSIS e la PSICHE.
Di fondamentale importanza, specialmente sul piano operativo, è la diversa valutazione che si dà a ciò che non va da un punto di vista medico e da quello giuridico.
Nel primo caso, l'individuazione di ciò che è negativo si configura in una diagnosi come piattaforma dalla quale si parte per curare e avviare a soluzione il quadro patologico (abnorme ecc.).
Nel secondo caso, si emette un giudizio come punto di arrivo da stigmatizzare in una condanna, che non sempre esita in una riabilitazione.

Relatività semantica dei dati scientifici

Noi ci troviamo ancora, e forse per sempre, di fronte a dimensioni incognite.
Lo stesso progresso tecnoscientifico, ampliando con vari strumenti le altrimenti limitate potenzialità recettive dei nostri organi di senso, ci offre elementi per farci comprendere che siamo tuttora immersi in un oceano di ignoto e, nel contempo, ci stimola a sperare in un'ulteriore conquista di spazi per lo scibile.
Del resto, è pur vero che non v'è scienza senza la consapevolezza della nostra ignoranza e, soprattutto, dei limiti dei nostri strumenti conoscitivi.
Giberti, citando Fornari , commenta: «La scienza ha tutto da guadagnare non solo nel verificare, ma anche nel falsificare le sue ipotesi, proprio perché ha bisogno, per giudicare, sia dell'affermazione che della negazione, intese come simboli...» (cfr. Popper) .
Anche quando un'intuizione, come quella di Terenzio Varrone che attribuì la causa della patologia contagiosa a microrganismi, viene confermata dalla tradizione scientifica dominante, ad un esame più ampio e più approfondito quella che era apparsa come la causa determinante potrà risultare d'importanza relativa.
La stessa esperienza clinica quotidiana, infatti, ci fa constatare come l'introduzione di germi patogeni nell'organismo non sia sufficiente a determinare il quadro morboso di cui, di regola, gli stessi germi sono ritenuti responsabili.
Fattori e condizioni contingenti, propri del momento bio-psico-reattivo dell'organismo o/e di variabili ambientali, possono giocare ruoli perfino decisivi nel determinismo di un processo morboso.
Da questa esemplificazione emerge ancora una volta come sia rischioso procedere seguendo criteri tradizionali «lineari», di causa ed effetto e come sia, invece, più affidabile seguire criteri informati ad una visione contestuale propria del pensiero ecologico.
Fra i più ambiziosi obiettivi umani, c'è quello di poter essere certi che quanto è stato riconosciuto scientifico costituisca definitivamente un dato certo e inconfutabile (ovvero la certezza scientifica) e di poter procedere a scoperte in base ad un uso razionale del proprio cervello.
Parlare ex cathedra, sicuri di dire cose che abbiano il valore di verità, fa parte delle aspirazioni umane e, probabilmente, rappresenta uno dei tanti modi attraverso cui si traduce, negli umani, l'ancestrale istinto di predominio che diviene istanza di Potere, di pre-potere.

Ogni dato della ricerca scientifica è da considerarsi in un contesto ecologico

Una nuova conoscenza è come un possibile tassello di un mosaico.
La sua eventuale collocazione potrà richiedere una revisione della precedente disposizione, che pur ritenevamo definitiva.
Uno degli esempi più indicativi, in proposito, è quello delle conoscenze riguardanti le malattie infettive delle grandi epidemie dei secoli scorsi, a partire dal momento in cui si è cominciato ad osservarle con gli strumenti messi a disposizione dal connubio scienza e tecnica. In particolare, il momento che vide il boom delle scoperte microbiologiche e che aveva fatto sperare di scoprire, come causa di ogni forma morbosa, un tipo di germe, nello stesso tempo, aveva portato la stragrande maggioranza degli studiosi ad assolutizzare l'etiologia microbiologica e a sottovalutare l'importanza di altre determinanti, quali i fattori costituzionali, le condizioni bio-umorali correlate a particolari momenti della vita del paziente nei suoi rapporti con l'ambiente fisico-naturale, psicoemotivo ecc.
Questo avveniva, nonostante lo stesso Pasteur, quasi come messaggio testamentario, avesse sollecitato i propri allievi a non dimenticare il terreno, ossia l'organismo inteso come substrato, che avrebbe reagito a ogni noxa patogena, in un modo del tutto proprio. Purtroppo i suoi processi difensivi possono ritorcersi in senso patogeno contro lo stesso organismo, verosimilmente a causa degli inquinamenti diatesici: si pensi, per esempio, alle reazioni autoimmuni.
Non sono mancati né mancano a tutt'oggi analoghi illuminati messaggi; ma, anche uno studioso adulto e «vaccinato» può risentire di problematiche che risalgono alla propria infanzia e arroccarsi, a volte, su posizioni esclusiviste autistiche.
D'altra parte, a confermare la tesi dell'etiologia microbiologica, ha contribuito in modo pressoché determinante, la serie di scoperte di farmaci antimicrobici e, in massimo grado, degli antibiotici. Questo è avvenuto non solo e, probabilmente, non tanto esclusivamente per motivi di interessi commerciali, quanto perché, come vedremo più avanti, in fondo all'animo dell'uomo e, in massimo grado, dell'Homo tecnologicus, vive la comprensibile speranza di risolvere, nel più semplice e possibilmente sbrigativo dei modi, le condizioni di sofferenza, ad es., assumendo compresse.
I progressi odierni riguardo all'immunità, nonché alle interconnessioni fra situazione bioumorale e reazioni emotive soprattutto in risposta a situazioni esperienziali (ossia ambientali), dovrebbero facilitare l'affermazione di una visione ecologica, anche per quel che riguarda, oltre alle condizioni patologiche, LA QUALITA' DELLA VITA .
Tale il caso della combinazione attuale di due fenomeni quali la diminuizione della mortalità (in particolare, di quella infantile) e l'incremento delle possibilità tecnologiche, nonché economico-finanziarie tali da giustificare sia pur legittime aspirazioni ed esigenze di comfort. È ovvio che sarebbe ingrato e biasimevole prendercela con chi ha speso gran parte della propria vita a ottenere tali risultati. Il punto che intendiamo chiarire è la contestualità di ogni fenomeno, problematici compresi. Questo concetto è affrontato e sviluppato, in una delle tante produzioni a carattere scientifico-divulgativo, da Piero Angela
Pertanto é bene ricordare che ogni qual volta ci accingiamo ad affrontare un grave problema, quale la mortalità precoce, o operiamo per elevare il tenore di vita, utilizzando conoscenze specialistiche e tecnologiche, cerchiamo di prevedere quali ripercussioni ciò produrrà nei confronti dell'insieme.
Malgrado momenti di luminose intuizioni e di autorevoli richiami all'inscindibile unità somatopsichica della persona, la tradizione, operativamente, ha finito per centrare l'attenzione sulle implicazioni organismiche fisiche o, per dirla con Einstein, «su grandezze esclusivamente osservabili» trascurando le variabili psicosociali mediate sostanzialmente dalle componenti emozionali.
Di fronte a questo «uomo senza testa», come lo definisce Pancheri le scienze del comportamento, in particolare la psichiatria e, ancora di più, alcune e molto importanti scuole psicodinamiche, hanno preferito prendere in considerazione un «uomo senza corpo», senza tenere conto delle complesse influenze dei fattori somatici sul comportamento. Le ricerche sullo stress sviluppate e diffuse da Selye e, soprattutto, quelle attuali sui neurotrasmettitori (neurormoni, mediatori chimici ecc.) hanno reso evidenti e indiscutibili le intime interconnessioni, non solo tra psiche e soma, bensì fra quest'insieme ed il contesto ambientale, rendendo insostenibile, finalmente, e almeno sul piano teorico, l'atavica diatriba fra ambientalisti e innatisti.
Quest'ultimo punto costituisce una pietra miliare di fondamentale importanza per la nostra ricerca giacché consente di mettere in discussione uno dei pilastri su cui si regge, da millenni, la logica dominante della nostra cultura: la suddivisione manichea fra buoni e cattivi, fra sani e malati ecc.
In considerazione dell'assunto che un effettivo processo di cambiamento si può fondare, anzitutto, sulle prime età, nei chiaro-scuri della nostra realtà attuale, in fermento come non mai, intravediamo un consolante barlume nel fatto che si è giunti all'approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia - da parte dell'Assemblea Generale dell'ONU -.
Dal Rapporto Grant, sulla condizione dell'Infanzia nel mondo (1990), abbiamo un'ennesima conferma delle allarmanti condizioni di violenza, condizioni patogene e patologiche nelle quali vivono tanti bambini: la cifra ufficiale sembra rasentare l'incredibile, cioè 1.300.000.000, ma purtroppo non comprende quelle condizioni di violenza mascherata, pregiudizievoli in cui vengono allevati forse altrettanti cuccioli d'uomo.

Quale stare bene?

Anche nei Paesi civili una delle violenze, per giunta istituzionalizzate, può essere l'invio alla scuola dell'obbligo di tanti bambini soltanto perché hanno l'età anagrafica di sei anni.
Non sembra che, a tutt'oggi, ci si preoccupi, come e quanto si dovrebbe, del fatto che tutti abbiano o no i cosiddetti prerequisiti per un soddisfacente inserimento e proficuo profitto scolastici.
È noto come deficit psicomotori ed altri problemi, (specialmente a carattere psicoemotivo e relazionale) diano luogo a varie forme di fobia della scuola, e costituiscano i presupposti, per tante condizioni di disagio patogeno, rendendo la stessa scuola fattore ad alto rischio per la salute
Un altro grosso capitolo di violenza infantile, generalmente non considerata tale, riguarda l'uso/abuso di psicofarmaci, a cui spesso si ricorre per mettere a tacere manifestazioni di disagio che non si sa o non si vuole affrontare in modo più consono e salutare.
Potrebbe sembrare incredibile che perfino medici ben preparati e rispettabilissimi somministrino con una relativa facilità, a cervelli che si trovano in un momento molto delicato e decisivo del loro sviluppo, sostanze che interferiscono con la biochimica cerebrale, con i delicatissimi processi degli scambi intersinaptici, rischiando di pregiudicare la formazione e un più sano sviluppo della personalità.
Non si andrà oltre questi brevi cenni, non perché si sia esaurita la casistica, bensì, appunto, perché essa è purtroppo inesauribile. Dati come quelli sopra riportati, unitamente all'esperienza quotidiana, rendono paradossali le sollecitazioni, perfino autorevolissime, a prolificare, per essere a posto con la propria coscienza o, addirittura, per regolare percentuali generazionali e, perfino, il rapporto fra popolazione europea ed extra-europea!
A proposito, poi, della contrapposizione fra le due logiche, quella organicista, e quella psicodinamica, si rilevano alcuni fenomeni che, purtroppo, presentano ricadute di essenziale portata per la salute del singolo e della collettività: la prima, che si fonda esclusivamente su terapie farmacologiche, mostrandosi spesso ostilmente contraria all'ottica psico-socio-dinamica, costituisce uno dei principali ostacoli all'affermazione di una cultura della prevenzione.
Essa infatti incontra, tra l'altro, le facili, deresponsabilizzanti attese nell'onnipotenza del farmaco da parte di tutti coloro i quali, «in tutt'altre faccende affaccendati» non trovano, oltre che il tempo, la convenienza per «pensare alla salute», mentre se ne ha abbastanza per lavorare e divertirsi, a spese dei ritmi biologici e di tanti altri parametri che hanno a che fare con lo star bene.
In proposito si ricorda una ben nota, arguta sentenza attribuita a Leonardo da Vinci che afferma che l'uomo impiega la prima metà della vita per rovinarsi la salute e l'altra metà cercando di recuperarla.

Importanza della congruità delle prestazioni riguardo al progetto personale e degli interventi nei confronti dei problemi e interdipendenza della qualità della vita individuale e sociale

La principale preoccupazione per tutti noi dovrebbe essere quella di fare in modo che ogni nostro simile cresca in condizioni ecologiche ottimali.
I nostri tentativi per risolvere i problemi risentono della mancata presa di coscienza del fatto che la qualità della vita sociale dipende dalla qualità delle persone intesa come la risultante non di interventi selettivo-discriminanti bensì delle opportunità ecologiche, fisico-naturali e psico-sociali necessarie per realizzare il progetto individuale.
Non potremo considerarci soddisfatti dei progressi compiuti in campo medico-scientifico, fin tanto che, specialmente a proposito dei quadri di sofferenza reattiva, l'approccio terapeutico-farmacologico non apparirà improprio, antieconomico, fuorviante (misleading), anacronistico, pregiudizievole, a causa di un'ingenuità psicodinamica.

Mi sta bene se tu stai bene, anzi pretendo che tu stia bene

Dovrebbe essere ormai evidente che il tornaconto personale coincide con quello altrui, specialmente per quanto riguarda la consapevolezza circa l'interesse reciproco a star bene.
La stessa consapevolezza dell'interdipendenza dello stato di salute è il motivo di fondo che ci ha spinto a scrivere questo libro.
Dovrebbe essere più che pacifico il principio secondo il quale ciascuno di noi abbia diritto a tutelare la propria salute, eventualmente anche mediante provvedimenti obbligatori nei confronti di chi, affetto da forme morbose altamente contagiose, possa costituire un rischio per lo stato di salute altrui.
Com'è noto, la stessa Costituzione, nonché precise norme del codice sanitario e penale, sanciscono tali diritti.
È altresì tutelato con apposite leggi il diritto di garantirsi nei confronti di chi guida un autoveicolo, richiedendo accertamenti sulla sua idoneità: nessun paese o individuo ammetterebbe la guida in stato di ubriachezza.
A parte, però, i casi in cui il rischio, legato al comportamento di qualcuno, appare diretto e immediato, quindi perseguibile giuridicamente, sussiste tutta una gamma di situazioni borderline non meno rischiose in cui, talvolta il settore giuridico interverrà soltanto su querela della parte offesa.
Molte altre situazioni vengono tollerate o ignorate.
Se, ad esempio, un nostro conoscente soffre d'insonnia, il fatto non ci tocca più di tanto, lo consideriamo un problema suo personale.
Se, però, consideriamo che questa sua difficoltà lo induce a imbottirsi di psicofarmaci, la circostanza che egli guidi sul nostro ordinario percorso quantomeno ci preoccupa.
Vi sono, ancora, situazioni che, a lungo andare, risultano molto pregiudizievoli per il benessere proprio ed altrui ma, pure, altrettanto ignorate: solo di recente, ad es., si è posta l'attenzione sui danni da fumo passivo.
In proposito si osserva che sembra vigere un criterio normativo: quanto più una situazione a rischio è diffusa e radicata, tanto meno si è portati a reagire, specialmente se i suoi ben prevedibili effetti si manifestano a lungo termine. Tanti futuri cittadini vengono allevati in condizioni di alto rischio, patogene, criminogene, comunque pregiudizievoli per lo star bene.
Eppure, un giorno, con alcuni di essi potremmo avere a che fare in modo spiacevole ed anche tragico: ce li potremmo trovare come compagni di viaggio, come impiegati, come interlocutori difficili o impossibili, quando non in un commandos o in altre occasioni drammatiche.
Generalmente, non si fa caso che si potrebbe avere a che fare, in modo indesiderabile e, certamente non auspicabile, con un soggetto che sta nascendo nell'angolo più remoto della Terra e allevato/a in modo improprio, in conflitto con il suo progetto persona. Ancora meno si pensa alla perdita di ricchezze umane di cui soffriamo per ogni persona che non ha la possibilità di realizzare le sue potenzialità.

L'uomo di scienza di fronte al processo di disumanizzazione
«L'uomo di scienza deve intervenire decisamente nella denuncia dei processi che possono condurre in qualsiasi modo alla progressiva disumanizzazione della nostra civiltà».
MAX BELUFFI

Beluffi, dopo aver riconosciuto a Szasz che, a differenza di altri autori, «storici della psichiatria», si è saputo sottrarre all'ipoteca dello «psichiatrismo storico», attribuisce al suo libro la caratteristica generale di «autentico saggio di critica sociale»[...] «alimentato da una acuta percezione della crisi che gli istituti garanti stanno attraversando nell'Occidente». Egli vede in questo saggio-documento la «testimonianza dell'impegno di uno studioso ben conscio delle responsabilità sociali dell'uomo di scienza» che si assume, com'è suo «preciso dovere sociale», la responsabilità della denuncia di ogni vicenda culturale che a lui possa apparire come un preciso attentato axiologico» .
Si commenta brevemente questa sentenza, isolandola dal suo contesto, perché si presta meglio a evidenziare alcuni punti di vista importanti per questa ricerca e, in particolare, circa uno dei suoi principali obiettivi: contribuire a formulare una diagnosi psico-socio-patologica, non tanto a fini riparativi quanto, e soprattutto, a fini preventivi, utilizzando i dati scientifici secondo i criteri del pensiero circolare ( o ecologico).
In effetti, una delle caratteristiche dell'uomo di scienza, rispetto a chi svolge il ruolo di censore e denuncia in senso giuridico o legalistico, morale o moralistico, è la finalità perseguita: conoscere e comprendere, non per colpevolizzare o assolvere, tantomeno per giustificare, ma per avere chiaro il quadro nel suo insieme; condizione essenziale questa per poter intervenire in modo oculato non solo sulle manifestazioni evidenti (quindi in modo soppressivo, repressivo, sintomatico) ma, pure, sulle radici che formano la matrice problematica
Questo modo di procedere si fonda sull'esperienza e su conoscenze che ci insegnano come quanto appare è, di solito, una parte a volte minima (la consueta supercitata punta dell'iceberg): intervenendo soltanto su questa parte, oltre ai rischi provenienti dall'aver lasciato intatta la matrice, si rischia di aggravare la situazione, si contrasta una naturale evoluzione propria dei processi vitali.
In altri termini, i vantaggi di questo modo di procedere coincidono con la differenza che passa fra i limiti e i rischi (specialmente latenti) del procedere alla cieca, a tentoni, per tamponare problemi che, generalmente, rimangono attivi come mali oscuri o, addirittura, come cariche esplosive di crescente potenza e che divengono sempre più pericolosi, in quanto il loro sviluppo rimane clandestino, al di fuori delle nostre possibilità di controllo. Si pensi, ad es., al fenomeno droga: gli anni passano, la percentuale dei giovani che ogni anno si riesce a recuperare è minima rispetto al totale dei drogati, senza contare le preziose perdite umane che si subiscono a causa della cosiddetta sindrome del burn out che falcidia, oltretutto, tante altre persone che prestano la loro opera a titolo di volontariato.
A parte i danni economico-finanziari, è evidente che, lasciando intatta la matrice di questo sintomo di malessere individuale, di gruppo, familiare, sociale, continuando ad intervenire, anzi a discutere sulla terapia sintomatica più efficace da adottare contro di esso, il risultato non può essere che quello di ritrovarsi ogni anno a doverci confrontare con lo stesso fenomeno, anzi con i medesimi fenomeni sempre più estesi e difficili da sradicare.
Da anni, da parte di studiosi impegnati, ancora, ad es., nell'ambito delle tossicodipendenze, si considera la domanda come il versante più cruciale rispetto all'offerta. Basti pensare che le droghe, come i germi patogeni, sarebbero a portata di mano di centinaia di milioni di persone, ma ancora soltanto una minima percentuale ne rimane vittima.
In effetti, per essere in grado di scoprire ciò che disturba e dà luogo a fenomeni psico-socio-patologici correlabili con la mancata realizzazione del progetto persona, occorrerebbe acquisire una approfondita conoscenza del processo di disumanizzazione.
Una tale disponibilità alla consapevolezza, però, non solo sembra estranea alla tendenza dominante nel nostro assetto socio-culturale, ma, addirittura, contraria ad esso, nel senso che si mostra incompatibile con la sopravvivenza del sistema economico-finanziario e tecnologico, da cui dipendiamo come cuccioli in fase simbiotica dalla madre, giacché i nostri poteri di adattamento alle diverse variabili ambientali sono atavicamente menomati.
In ogni caso, si ignora il significato del disagio esistenziale e relazionale dell'essere umano, o dei messaggi che egli tenta di comunicare; si evita infatti di affrontare gli aspetti problematici della prevenzione primaria, che obbligherebbero a mettere in discussione gli stili di vita di tutti.
Il concetto della perdita o del mancato riconoscimento delle prerogative essenziali di un essere umano è ampiamente dibattuto da tempo e viene ripreso in questo scritto più volte.
Le espressioni più note, che lo rendono secondo i vari punti di vista, vanno da quella di uomo oggetto ad altre che si collocano tra la psicologia, la filosofia e la politica: tale è il caso del termine alienazione che, in sede psichiatrica, significa malattia mentale; in ambito psicologico, viene inteso come decentramento (da Sé) del centro di valutazione (Rogers) e, in politica, si traduce come reificazione (Marx, Lukacs) e si riferisce alla lotta di classe, in particolare, allo sfruttamento dell'operaio considerato come forza lavoro, secondo le esigenze di profitto capitalistico.
Più di recente, si è tentato di rendere il concetto di riduzione della persona a un oggetto, una cosa, mediante il neologismo cosificazione.
Thomas Szasz apporta un ponderoso contributo alla conoscenza del processo di disumanizzazione, trattandolo in modo più puntuale. Egli sottolinea la continuità storica dei ruoli implicati in questo processo.
Come si evince dalla prefazione di Beluffi, il lavoro di Szasz si riferisce a modelli comportamentali umani legati, a loro volta, a ben precise scale di valori e relativi sovvertimenti
Nell'opera citata in bibliografia, egli illustra i vari aspetti del processo manipolativo della persona. Mediante una specie di passamano, il ruolo alienante di manipolatore (della devianza, follia, pazzia), era prima svolto dagli stregoni e successivamente dagli inquisitori sedicenti religiosi, contro gli indiavolati e le streghe; in seguito, con il progresso della scienza medica, e in modo più mistificatorio, un ruolo analogo viene esercitato dai medici, in particolare dagli psichiatri, mentre il ruolo di vittima viene subìto in veste di malato mentale.
Il termine matto esprime specularmente ciò che è avvenuto del tentativo di far riconoscere lo psicopatico come vittima sociale, vittima di una logica dominante, cioè come capro espiatorio (oggi, paziente designato). In effetti, il significato etimologico di matto è mactus, ossia animale sacrificale. Tale origine, però, viene generalmente ignorata, mentre per matto si intende il pazzo, lo psicopatico, il malato mentale e, se come facilmente avviene, il soggetto perpetra qualche reato, egli viene considerato secondo criteri giuridici.
Lo stadio terminale del processo di disumanizzazione viene quindi raggiunto, in modo più evidente e ufficiale, con il confinamento in una istituzione totale, ma non si dovrebbero ignorare le situazioni disumanizzanti, molto più numerose, della quotidianità.

L'importanza della consapevolezza e della disponibilità al cambiamento al lume delle nuove possibilità conoscitive ed operative

La maggior parte di noi subisce o segue, per inerzia o pigrizia mentale, comunque acriticamente, le suggestioni e i messaggi della mentalità-moda dominante (in buona parte indotta e sostenuta da esigenze di mercato, che incontrano istanze individuali del tipo status sociale), compiendo persino le scelte cruciali della vita su tracce già segnate: si pensi ai preparativi per le performances matrimoniali e per altri momenti, che ci si sente in dovere di celebrare.
Se non riusciamo a trovare una via per conciliare le esigenze della privacy con quelle sociali, non possiamo neanche avere sufficienti garanzie che la società, in seno alla quale viviamo e dalla quale dipende buona parte del nostro destino, non divenga sempre più una giungla.
Finché i figli verranno messi al mondo come proprietà privata, per decisioni al buio, per motivazioni tutte al di là della ragione, da parte di due persone che, pur volendo, non hanno o non sanno a chi rivolgersi per una salutare chiarificazione delle proprie motivazioni (senza tener conto che la persona in evoluzione ha ben precise esigenze accretive), non ci si potrà aspettare dalla macchina sociale altro che una considerazione dell'individuo come parte della stessa macchina e, quindi, come elemento da inserire-utilizzare in modo produttivistico e consumistico.
Oggi, finalmente, disponiamo di conoscenze che ci possono illuminare su fattori e dinamiche che influenzano l'evoluzione dell'espressività, della relazionalità.
Occorre, anzitutto, una presa di coscienza che svegli, disincanti chiunque segua mitiche chimere, chiunque si illuda di raggiungere condizioni di vita invidiabili, grazie al potere del denaro, della fortuna o, ancora, a quello magico-onnipotente di qualcuno che può; chiunque punti sull'accumulo di beni o di titoli di studio per ottenere il successo professionale e l'avanzamento della carriera; chiunque, ancora, ritenga di recuperare la salute del corpo e dello spirito (dopo aver fatto di tutto per rovinarsela) ricorrendo a cure presentate, di volta in volta, come risolutive; chiunque conti di raggiungere miraggi di giustizia sociale in base a formule-etichetta ideologiche, mentre continua ad ignorare le condizioni e i fattori che disturbano l'armonica evoluzione delle singole personalità, quali le basi bio-psico-emotive della possessività e del potere.
Nell'insieme, tuttavia, nonostante secoli di assurdi, mostruosi, fallimentari tentativi e avvenimenti storici, si può, con soddisfazione, constatare come l'anelito di crescita personale e di evoluzione verso un mondo migliore sia tutt'altro che spento.
Al punto in cui siamo, accanto a strategie di prevenzione, coincidenti con una appropriata psico-pedagogia, occorre però ricercare anche strumenti e modalità che consentano il recupero del recuperabile, per ciascuno di noi.
Se è estremamente delicato ogni intervento che rischi di interferire nei rapporti genitori/figli, ci sembra altrettanto rischioso e, forse, deplorevole lasciare le nuove generazioni in balia di genitori, che sono tali soltanto sul piano biologico, o di educatori che lo sono per ruolo professionale. Poiché non sarebbero neanche auspicabili interventi legislativi o, comunque, dall'alto, varrà la pena di incoraggiare ed accogliere ogni tentativo e iniziativa per diffondere una più approfondita e specifica consapevolezza.
Senza, ancora, tenere conto della fondamentale esigenza ecologica, qual è quella di un ragionevole equilibrio fra esigenze personali, consumi e risorse, la maggior parte di noi ha proceduto, in questi anni, preoccupandosi soprattutto di lavorare, guadagnare, migliorare il proprio status-sociale, di prolificare tenendo conto, soprattutto, delle proprie possibilità economico-finanziarie, delegando, generalmente ai politici, la soluzione di problemi da tempo ai limiti di guardia.

La rivoluzione ecologica: da un atteggiamento egocentrico ad un atteggiamento ecocentrico: una reale alternativa?...» L'uomo è comparso nel corso dell'evoluzione, ma ha acquisito la tendenza a contrapporsi ad essa, quasi fosse altro da sé.
La modificazione dell'atteggiamento mentale ha il fine di guidare un agire che da egocentrico deve trasformarsi in ecocentrico».
TALLACCHINI

Per avere cognizione del punto in cui siamo con questo processo di «ecocentrizzazione», si rileva come, rispetto agli altri esseri viventi, noi umani, abitanti di questo pianeta che da tempo lancia messaggi S.O.S., ma considerati sapientes sapientes, all'apice dell'evoluzione, paradossalmente ci stiamo comportando nei modi più dissennati, soprattutto nei riguardi dell'ecosistema: le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, essendo ormai estese all'intero ecosistema planetario.
I modi di rapportarci con l'ambiente fisico-naturale e con i nostri simili sono di gran lunga diversificati, rispetto alle altre specie, per grado e per qualità, nel senso che le modalità culturali umane vanno dai livelli di sviluppo tecnoscientifico del mondo occidentale (od occidentalizzato) ad altri quasi subumani di mera sopravvivenza.
Altre genti, che mantengono ancora la propria cultura di origine, conducono un genere di vita di cui sono soddisfatte, ma rifiutano, consapevolmente, il nostro modo di vita, che, a torto o a ragione, considerano schiavizzante.
Anche molti di noi considerano soddisfacente, se non invidiabile il loro modo di vivere, per quanto riguarda l'aspetto fisico e quello emotivo.
Purtroppo, l'occidentalizzazione della cultura sinora ha significato un rapporto sempre più mediato e, spesso, più adulterato con la natura: in breve, un rapporto denaturato.
Tra le conseguenze più pregiudizievoli per la specie umana, attribuibili al nostro allontanamento dalla natura, vi è quella della progressiva menomazione delle capacità di adattamento alle variazioni ambientali.
Questa menomazione, a sua volta, comporta una crescente dipendenza dagli artefatti di questo assetto socioeconomico, anche in senso tecno-scientifico, dagli indumenti (per sopperire alle diminuite capacità dei nostri centri termoregolatori nei confronti delle variazioni climatiche) sino ai più sofisticati prodotti industriali, che servono a soddisfare i nostri nuovi bisogni, ivi compresi quelli artatamente indotti.
Questi bisogni indotti sono sempre più lontani e, anche, contrari alle più genuine esigenze relative al nostro progetto personale. Questa strada, non solo ci ha allontanato dalla traccia evolutiva propria dell'Homo sapiens sapiens, ma, per vie traverse, allettanti quanto ingannevoli, ci ha portato a condurre un genere di vita contro di essa.
È di preliminare importanza acquisire la consapevolezza che uno dei rischi primari e più pregiudizievoli per lo sviluppo armonico della personalità di un nascituro è quello di essere allevato come cliente di un assetto mercantile, che lascia poco spazio alle sue più autentiche istanze, ma ciò non basta a garantire alle giovani generazioni il minimo di opportunità armonicamente evolutive.
Quali possibilità effettive un aspirante genitore potrà avere per migliorare, in senso sintonico con il progetto individuale del nascituro, le condizioni socio-culturali come quelle sopra menzionate?
E che garanzie di crescita psicoemotiva e sociale potranno avere i figli se chi li mette al mondo asserisce che li desidera: «perché mi piacciono i bambini»? E quando, sia pure anagraficamente e fisicamente, non saranno più bambini? non avranno più i connotati di bambini, gli stimoli chiave da cuccioli

Bagliori di esemplari iniziative e l'oscurantismo di una logica atavica

Per quanto riguarda la logica psico-socio-dinamica, sarà sufficiente rilevare, per ora, come possa essere significativamente preoccupante il fatto che tante impegnate iniziative, ormai risalenti a più decenni, non abbiano sinora ottenuto il seguito che avrebbero meritato: si pensi, ad esempio, alla costante opera di educazione sanitaria dell'apposito Centro di Perugia.
Occorrerebbe un volume a parte per riportare l'instancabile produzione, sia pubblicistica sia operativa in materia socio-sanitaria, di un funzionario del Ministero della Sanità, quale Carlo Vetere il quale, indubbiamente in un contesto meno ostico nei confronti della prevenzione e più sensibile a un'assistenza più umana per i pazienti, avrebbe garantito ben altri frutti.
Analogo rammarico si esprime per magistrali iniziative come quelle di Giberti, vale a dire di avvicinare i vari operatori del mondo medico-chirurgico alle concezioni psicodinamiche e, ancora, nonostante l'apparente successo bibliografico di tesi come quelle di M. Balint , le relative metodiche rimangano tuttora confinate a sporadiche applicazioni.
Le resistenze al cambiamento fanno intravedere la loro forza ai più accorti, allorché si vanno ad approfondire le ragioni per cui tante iniziative, pubbliche e private, non hanno sortito i risultati sperati, che meriterebbero, indubbiamente, un'apposita trattazione. Ci si riferisce, anzitutto ai risultati ( a quelli mancati, a quelli che, nelle modalità applicative, sembrano dimostrare che il rimedio è peggiore del male) di colossali riforme, come quella sanitaria e psichiatrica; ma, anche, al mancato successo dei decreti delegati, alle iniziative di singole persone. Si ricordano ancora gli incontri periodici tenuti per diversi anni da uno psicoterapeuta, Fabrizio Di Giulio e altre attività contestatissime, tra le quali quelle dei «disertori» dall'Istituto di Psicoanalisi di Roma .
Degni di particolare menzione sono pure l'impegno psicosociale e l'attività di diffusione di nuove idee da parte di Luigi De Marchi.
Se si pensa, poi, a una pubblicazione di Bollea risalente al 1960 nella quale si proponeva, sin da allora, di fare il punto della «Scuola dei Genitori» in Italia, e si constata la preparazione della stragrande maggioranza dei genitori di oggi, ci si domanda che cos'altro bisogna tentare per scuotere gli interessati a richiedere con la dovuta efficacia servizi di questo genere.
Un'altra amara considerazione si è costretti a fare allorché si constata in quale vuoto culturale si realizzano, quando si riesce a realizzarle, iniziative a favore delle varie fasce dell'età evolutiva. Basterebbe pensare a quante ludoteche sono costrette a chiudere, specialmente nell'Italia centrale e meridionale, dopo essere state avviate a spese di enormi sacrifici, soprattutto perché l'atteggiamento di scarso interesse per queste strutture coincide con quello prevalente nei confronti della prevenzione primaria.
Pur pensando di far torto, malgrado le buone intenzioni, a tante altre lodevoli iniziative (questo è molto consolante, ma occorrerebbe un'opera apposita, con possibilità di aggiornamento continuo), si deve fare ancora almeno un cenno a una titanica iniziativa che avrebbe meritato ben più ampio spazio, ma certamente merita uno sviluppo operativo per la dimensione planetaria che si propone di realizzare.
Ci si riferisce al programma dell'Istituto Internazionale di Epistemologia «La Magna Grecia» la cui realizzazione si deve, anzitutto allo strenuo e costante impegno di Mario Giancotti. Non si può, tuttavia, mancare di riconoscere che il concetto di salute ecologica ha i suoi primi albori proprio nella Magna Grecia di Pitagora e di Alcmeone.(vedi bibl.)
In considerazione dei risultati negativamente sproporzionati rispetto alle risorse - soprattutto umane - impegnate in queste e in moltissime altre lodevoli iniziative, se non suonasse fuori luogo si sarebbe tentati di proporre una specie di sciopero demografico: ogni aspirante genitore, consapevole di non essere in condizioni di allevare un figlio come persona, dovrebbe rifiutarsi di prolificare, fintantoché l'obiettivo educazione dei rampolli non venga considerato come primario, e l'educatore non abbia avuto la possibilità di intervenire nei servizi territoriali.
Nell'insieme, si ricava l'impressione che tutto quel che non offre posizioni di profitto o/e di potere e, nella fattispecie del mondo sanitario, non chiami in causa terapie farmacologiche, non venga preso in seria considerazione, non sia ritenuto scientifico, serio. Addirittura perfino da personaggi, che si atteggiano a paladini della scientificità e della difesa della salute dei cittadini, tutto ciò che non rientra nei loro schemi teorici - che, guarda caso, coincidono con finalità extra-scientifiche - viene scientificamente sconfessato e ritenuto, perfino, passibile di sanzioni penali.
Questa posizione è avvalorata, invero, da reali abusi professionali e da tanti casi di ciarlataneria; ma chi potrebbe (o vorrebbe) calcolare i danni iatrogenici e le tante conseguenze negative, compromettenti gravemente la salute e, perfino, la vita di tanti cittadini per terapie prescritte e condotte con tutti i crismi della scientificità e della legalità?
Lungi dal voler spezzare una qualche lancia in favore di quanti traggono truffaldini profitti dalla disperata sofferenza di propri simili, si rileva che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il merito perfino delle pratiche stregonesche laddove sussistano tradizionali condizioni culturali in questo senso e le disponibilità sanitarie non consentano di meglio.
Per tutte le altre metodiche non ortodosse rispetto ai nostri paradigmi scientifici - dall'ipnosi alla psicodinamica, nonché alle cosiddette altre medicine - il mondo scientifico dovrebbe essere disposto alla verifica, dando bando ai pregiudizi scientifici e assumendo un atteggiamento scientificamente più autentico.
Riprenderemo alcuni temi di fondo appena toccati. Qui si sottolinea che, siccome la qualità della vita dipende dall'ecosistema e il benessere psico-sociale, oltre che dalla qualità dei rapporti interpersonali, dipende da un buon rapporto anche con l'ambiente naturale, è di fondamentale importanza tenere presente che tutti noi ci dobbiamo, anzitutto, confrontare con due momenti principali: l'input e l'output.
Questi due momenti costituiscono delle costanti per ogni livello di vita che, comunque, esige lo scambio.
Se per la vita e il benessere sociale è essenziale lo scambio di informazioni convenzionali, per la vita e la salute sul piano fisico, sono indispensabili le risorse (alimentari ecc.), ma anche lo smaltimento dei rifiuti.
Il progresso tecnoscientifico ci ha dato dei vantaggi immediati, specialmente per quanto riguarda le risorse alimentari, ma oggi ci pone di fronte a gravi problemi d'inquinamento, tali da minacciare la nostra sopravvivenza in modo più irreparabile delle originarie carenze alimentari.


N.B. A cavallo tra questa e la successiva parte, si consiglia la lettura del volume di Alfredo Bertelè, con un'inquadramento critico di Gigliola Zanetti: "L'Uomo come Magnete", A. Armando, Roma, 1980, dove il lettore può trovare un'esposizione sistematica per un approccio analogico tra fisica e psicologia.