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Antonella Pizzo

Un pensiero, una domenica mattina...


Fra cavati al sugo e una cotoletta che frigge,

fra un cannolo ripieno di ricotta

che profuma di cannella e frutta candita

e poi miele e marzapane,

un colpo di scopa di zammarra

(sul pavimento a scacchi

di tenera pece nera

e pietra bianca, dura, di calcare)

solleva polvere e molliche di pane stantio

che poi spazzo, caparbia, controvento.


Una passata al dritto e una al rovescio,

e una al rovescio e una al dritto

e ricomincio daccapo

senza mai finire

per far crescere quella sciarpa

sempre quella

quella per te

quella che non crescera' mai.


Poi, distratta, schiaccio parole

che butto sul fuoco a bruciare

e li' vicino mi siedo

per riscaldarmi e riposare,

e non sentire quell'odore di cera d'api

passata su quel legno di noce massello

e quei profumi intensi di rosa e lavanda

che mi fanno girare la testa.


Fra uno sbuffo di fumo e un caffe' caldo e dolce,

bevuto nella stessa tazza del mio compagno,

fra notizie di stragi e di vittime di guerre

e quella lettera, mai scritta,

proveniente da un paese lontano che vorrei visitare,

un pensiero confuso questa domenica mattina:


Come posso farti morire dentro di me?

 

Ci sono componimenti non perspicui che devono restare tali. Credo, ma forse qualcuno mi smentira', che questi di Antonella Pizzo siano di quel tipo. Basta leggerli, magari rileggerli e poi ancora leggerli. Gli oggetti piu' umili prendono corpo alla prima lettura, lo vanno perdendo alle successive. Le paccottiglie, cosi' prive di spirito gozzaniano, si sfanno quando subentra l'altra dimensione, il sale di saggezza o le scale di pece. Omaggio dunque alla castellana e alla sua improbabile dimora.
[Tullio Gamberoni]