Leggi il regolamento e PARTECIPA al nostro concorso...ben 2159 candidati si sono cimentati con unpoeta.com!!

Fu il frinire delle cicale
che l’aria immota intorno riempiva
e il caldo vento che il profumo
del bosso in fiore sospingeva
penetrante alle narici frementi…
I tuoi larghi occhi lucidi
lentamente andavi socchiudendo
l’attenzione sottilmente protesa
a nuove ed antiche suggestioni
dal dischiudersi della notte offerte.
Stagnava il tempo afoso
nelle mature fragranze estive
che inebrianti s’accavallavano
torride e intense e tanto intorno
l’atmosfera andavano pregnando.
Sopraggiunse dunque dapprima
timorosa un’ esile brezza
ai cui aliti la vita si stava dilatando
ai cui profondi respiri abbandonarsi …
ed infine fu la pioggia.
Leggere questi versi e ritrovare echi dannunziani è tutt'uno: ...estuava l'aere con grande / tremito, quasi bianca vampa effusa ...(Stabat nuda aestas). Leggere i versi della Dolfin e' ritrovare finalmente una calma, uno stupore che il poeta d'oggi in genere ci nega. Siamo coinvolti nella protesa attenzione alle suggestioni di una notte che si dischiude di fronte a noi, che pure non abbiamo in dono i larghi occhi lucidi cosi' adatti alla sorpresa. Forse troppo conta l'autrice sull'aggettivazione, scorciatoia per suscitarci emozioni, ma lasciamola fare e fidiamo sulla sua vena contemplativa.
[Tullio Gamberoni]