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E' un ritmo binario che parte in levare,
quello del cuore, sul quale danzano
i colori del sangue e della pelle
che non sono quelli rassicuranti della storia dell'arte
che non hanno poesia o dominanze gradevoli,
sono l'inquietante reale riflesso del vero alla luce
duro come un diamante grezzo,
acre come l'odore del petrolio,
o di un vecchio sudore.
Ecco il colore del vero: e' violento,
immobile e pesante come il granito.
La realta' s' in una pezza di juta
che avvolge un corpo finito
nel freddo di un'antica campana
e che continua a danzare un no dondolato
come impone il carretto di legno ammuffito
sullo sconnesso sterrato e sassoso
che lo porta alla staticita' dei morti
e al silenzioso nero del sempre.
Versi concreti, difficili a cadenzare in ritmo, per descrivere il vero, violento, / immobile e pesante come il granito, per finire nel cupo destino umano, al silenzioso nero del sempre. Grazie, amico, che scordi consunti eufemismi e favole escatologiche consolatorie. Una volta tanto.
[Tullio Gamberoni]