Fuori concorso

Profumi d’Autunno

Tornerà la stagione della pioggia
farà brillar di luce la campagna,
castagno d’oro il suo frutto sfoggia,
e il ramo antico dona la castagna.

Ricamerò di foglie i miei sentieri,
e profumi acri che ogni fronda espande,
tra le ali di magnifici pivieri,
e valli aride di brughiere e lande.

Autunno di raccolti profumati
d’oro e di giallo tutto si colora ,
ricca vigna dai pampini dorati,
con grappoli maturi il cuor ristora.

Colgo dai tralci gocce di rubino
nelle mani son perle di saggezza,
festoso Bacco brindi col buon vino,
insieme a note di fauni in ebbrezza.

Dolci brezze scompigliano la fronte
ronzio di api allegre nell’incanto,
il volo d’ali nella fresca fonte,
e un usignolo che regala il canto.

(Raffaele Saba)

Malinconiche presenze

Nel turbinar dei giorni ti addolora
ancella nel silenzio la dimora,
nido paziente il tempo la scolora,
tralcio di vite secca la divora.

Parole che si spengono nel cuore
come trame d’ombra tra gli scuri,
vedo nel geranio il tuo rossore,
foglie cadute danzano sui muri.

Sarai sola a contar passi di danza
sul tombolo annodare vecchio trine,
colmare di profumo la tua stanza,
in un silenzio antico senza fine.

Il ricordo è sole tramontato
è nube che si perde nella mente,
goccia di luna in mare sconfinato,
passione che distrugge lentamente.

Sarò solo ad odiare nuove viole
il tempo ruba e porta sogni altrove,
tra le ginestre guardavamo il sole,
oltre la siepe tristemente piove.

(Raffaele Saba)

Nuda

Sono nuda.
Non la nudità di seno e pelle
Ma una nudità più cava,
Di fondali spaccati
E rifugi invasi.
Del coccio di vetro
Levigato dal mare e
Poi seccato a riva.
La nudità inerme della lepre
Quando il falco
Le squarcia il cammino.

(Rubina Valli)

Vecchio

Vaga il soffio di vento maestrale
nel fremito del tuo adorato canto,
stanno silenti e mute le cicale,
cullate dalla brezza del mio pianto.

Pensieri tristi ondeggiano leggeri
ormai dispersi nell’ala dei ricordi,
ombrosi passi dei miei perduti ieri,
domani incerti, indifferenti e sordi.

Tutto è silenzio ed è silenzio il canto
di un mare che ruba l’orizzonte,
cela la vista a questo cuore infranto,
ed al bacio che ti ho dato sulla fronte.

Son vecchio! E vecchio è il mio domani,
senza i tuoi giorni, color di primavera,
un tempo ti stringevo tra le mani,
ora carezzi il sogno di una sera.

E andasti via seguendo la tua strada,
con un addio che è come una ferita,
una mattina bagnata di rugiada,
da solo, a ricercar novella vita.

Mi riscaldo al calor di questa brace,
che scintilla sul mio viso ormai anziano,
soltanto la tua foto, mi dà pace,
la stringo dolcemente nella mano.

(Raffaele Saba)

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