L’apparizione del quarto malsano

L’apparizione del quarto malsano
progettò la mia cagionevole salute
un crine di cavallo in posizione e scorta
arretrò impudentemente
il fisioterapista promise un peruviano
sgusciato dalla termocoperta.
Piombò il ferro di cavallo
si travestì da guardiano qualcuno
l’esecutore sulla strada principale
rimproverò l’ospite di spicco
il modello abbandonò l’indelicato
rarefatto il rabarbaro si guastò
la lancetta dei secondi si mutilò
fu cura, fu cappio, fu espiazione
fu capodanno di pirati e secondini.
Mi sembrò una grande idea presentarmi
come candidata indipendente alle elezioni
profondamente in anticipo sui tempi
ma mi umiliò il barista che, con nocche distanti,
concorse alla disfatta con latte e caffè d’orzo.
La clientela diede uno sguardo di tutela
l’annuncio dell’opposizione non moderata
(ma adulta) frastagliò il consesso
logicamente si mitragliò il bignè.
Poi il fine cambiò sesso e fu fine
e fu come fu che tutto finì
in lento e rigoroso spleen.

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