Un pensiero, una domenica mattina…

Fra cavati al sugo e una cotoletta che frigge,
fra un cannolo ripieno di ricotta
che profuma di cannella e frutta candita
e poi miele e marzapane,
un colpo di scopa di zammarra
(sul pavimento a scacchi
di tenera pece nera
e pietra bianca, dura, di calcare)
solleva polvere e molliche di pane stantio
che poi spazzo, caparbia, controvento.

Una passata al dritto e una al rovescio,
e una al rovescio e una al dritto
e ricomincio daccapo
senza mai finire
per far crescere quella sciarpa
sempre quella
quella per te
quella che non crescerà mai.

Poi, distratta, schiaccio parole
che butto sul fuoco a bruciare
e l’ vicino mi siedo
per riscaldarmi e riposare,
e non sentire quell’odore di cera d’api
passata su quel legno di noce massello
e quei profumi intensi di rosa e lavanda
che mi fanno girare la testa.

Fra uno sbuffo di fumo e un caffè caldo e dolce,
bevuto nella stessa tazza del mio compagno,
fra notizie di stragi e di vittime di guerre
e quella lettera, mai scritta,
proveniente da un paese lontano che vorrei visitare,
un pensiero confuso questa domenica mattina:

Come posso farti morire dentro di me?

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