La musa antica

Scioglie i capelli la mia musa antica
e li sparge nel sentiero dei ricordi,
su albe rosa che osservano smarrite,
perdute nei tramonti di corallo.

Pagine bianche e fughe di pensieri
ali di cera che sciolgono nel sole,
china, cobalto e nero di pennino,
acre veleno in queste rime stanche.

Non ho la forza per narrare storie
e la fatica ha perso la mia chiave,
non dischiude porte arrugginite,
che la mente ha voluto cancellare.

Ma la luna è vestale delle stelle
e dona nuova linfa alle parole,
la mia clessidra ha sete di rammenti
ed io vago a ritroso per sognare.

Critica del testo

Vi è una forza ritmata in questi dodecasillabi di Raffaele Saba che ammalia il lettore e riesce a decolorare perfino l’assenza di rime tradizionali talché nell’orecchio di chi legge permane un’idea di assonanza gradevolissima, generata proprio dall’omogeneità delle linee. Questo per quanto ha tratto con la parte strutturale del componimento che, a nostro avviso, è la prima nota da rimarcare e da evidenziare in un’epoca in cui viene chiamato poeta anche chi verga delle linee andando a capo come fosse prosa senza alcun passo o cadenza da registrare in quelli che si vorrebbe fossero versi senza nemmeno conoscere l’etimo della parola. Ma non è da meno l’effetto contenutistico di questa lirica che pulsa di una marcata vena di rammarico per una presunta incapacità del poeta a raccontare il presente. Ma la memoria surroga questa transeunte inettitudine e va a saturare i fogli candidi riempiendoli della forza rivitalizzante delle sue parole reinnescate proprio dall’incancellabilità di ciò che in passato si è vissuto. Interessante la poikilìa strutturale nelle varie strofe; se la prima indulge nel martellamento dei predicati verbali al presente indicativo (scioglie, sparge, osservano) e nelle forme participiali (smarrite, perdute), ellittica nelle forme verbali si struttura la seconda. E se le prime due hanno come soggetto protagonista la vena poetica, totalmente dedicate al sé lirico sono le altre due in una simmetria compositiva sicuramente non casuale in un poeta che brilla per l’armonicità del comporre.

Mariano Grossi

Mariano Grossi, nato a Bari il 18.07.1955, vive ed opera a Bari. Già Ufficiale dell’Esercito, transitato di recente nella posizione di ausiliaria.

Laureato in Lettere Classiche presso la locale Università, è autore di un articolo sull’“Esordio del Mimiamo VI di Eronda” pubblicato nel 1984 sulla rivista specialistica “Rheinisches Museum für Classischen Philologie”.

Numerose le partecipazioni a concorsi letterari con poesie in lingua italiana e vernacolo, con premi in tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale “Città di AVELLINO” (“Fede di madre”,“Impalpabile abbraccio”, “U tiimb d l cerase”).

E’ stato recensito in riviste specialistiche quali ”Imperial” e “Avanguardia” ed alcune sue poesie hanno trovato spazio nelle antologie “Fiori e Amori” e “Le Stagioni” della Casa Editrice “Barbieri” di MANDURIA (TA).

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